La Brexit è un evento che ha fatto, sta facendo e farà discutere molto, ma al di là delle eredità storiche ed economiche di questo evento, la decisione del popolo britannico di lasciare l’Unione ha prodotto conseguenze immediate che potremmo definire di tipo logistico- organizzativo. Londra, la capitale del Regno Unito, ha ospitato per anni le sedi di due agenzie dell’Unione Europea: l’Ema (Agenzia europea per i medicinali) e l’Eba (Autorità bancaria europea). La decisione del Regno Unito di uscire dal blocco ha perciò reso necessario lo spostamento delle sedi di queste agenzie. Il 22 Giugno scorso, in occasione del Consiglio Europeo, i capi di governo dei paesi membri si sono accordati in merito alle modalità di voto per decidere le nuove sedi delle agenzie europee, con l’approvazione del segretario del Consiglio.

Lo spostamento della sede dell’Ema ci ha riguardato da vicino perché una delle tre città favorite era italiana. Milano, Amsterdam e Bratislava erano le tre candidate in lizza per accogliere la nuova sede dell’agenzia europea del farmaco. In realtà le candidature erano ben sedici ma le città favorite per la vittoria erano le tre appena elencate. Di queste Bratislava era quella che aveva meno probabilità di vincere. Pur non avendo i parametri necessari per ospitare la sede dell’Ema nel modo migliore, la capitale slovacca era comunque tra le favorite, ma per ragioni più prettamente geopolitiche. I paesi dell’Est Europa non ospitano alcuna agenzia europea e, considerando il clima di tensione che si è creato negli ultimi mesi sull’asse Est-Ovest soprattutto in merito al tema migranti che ha visto protagonisti principalmente i paesi del Gruppo Visegrad (di cui la Slovacchia fa parte), l’assegnazione dell’Ema a Bratislava avrebbe dovuto essere un segnale di distensione per riavvicinare i paesi dell’Est alle istituzioni europee. Tuttavia, visto che la città non soddisfaceva i parametri necessari, essa non è andata oltre il primo turno di votazioni. Con un gesto di stizza il ministro degli esteri slovacco ha abbandonato i lavori decidendo di astenersi dalle votazioni successioni. Ciò ha reso pari il numero di stati votanti (26) e la gara è diventata a due: Milano contro Amsterdam.

Essendo il numero di votanti pari, era prevedibile che le due città ottenessero lo stesso numero di voti, e così è stato. Tredici a tredici, pareggio. Quale sistema ha quindi escogitato l’Unione Europea per risolvere la situazione di stallo? Verrebbe logico pensare che le istituzioni (la Commissione) abbiano preso in mano la situazione e deciso l’assegnazione dell’Ema sulla base di criteri condivisi e conosciuti approvati insieme ai 27 capi di governo dell’Unione, magari assegnando ad ogni città un punteggio sulla base di questi parametri di valutazione. E invece no. Le istituzioni hanno preparato come “piano di riserva” un metodo molto più semplice e veloce, ma allo stesso tempo che non si confà assolutamente al presunto prestigio di un’unione di stati che governa un intero continente. Un sorteggio. La partita tra Milano e Amsterdam si è decisa con una monetina, facendo testa o croce. In realtà, la città vincitrice è stata sorteggiata ma poco cambia, la sostanza è la stessa. Fare affidamento alla sorte, alla fortuna cieca. È incredibile e anche un pò scandaloso che l’Ue ricorra a questi metodi per prendere decisioni così importanti e delicate. È necessario ricordare che il giro d’affari prodotto dall’Ema è stato stimato in 1,5 miliardi di euro. Un premio decisamente invidiabile e che spiega perché ci fossero così tante città candidate. Eppure Milano era l’unica ad avere una sede già pronta per ospitare gli uffici dell’agenzia (il Pirellone) e inoltre l’Italia ha anche la seconda industria farmaceutica d’Europa e il 60 % si trova nell’area metropolitana di Milano. Per questi e altri motivi Milano era una delle città con più possibilità di ospitare la sede Ema, ma alla fine ha vinto Amsterdam. E perché? È uscita testa invece che croce!

In questo caso le istituzioni comunitarie non hanno fatto certo una bella figura, peccando di serietà ed organizzazione. La stessa sorte di Milano è toccata anche a Dublino, che si è vista soffiare da sotto il naso la sede dell’Eba in favore di Parigi, anche in questo caso per via di un ridicolo sorteggio. Che due città arrivino all’ultimo turno con lo stesso numero di votazioni può essere comprensibile ma non è accettabile che la decisione finale venga presa in questo modo. Valutare le finaliste, in modo chiaro e trasparente, sulla base di parametri oggettivi che misurino la disponibilità di infastrutture, servizi, collegamenti internazionali, pertinenza dell’agenzia con “l’ecosistema” economico di quella città. Questo era il modo, o quantomeno uno dei modi, per decidere la nuova sede delle agenzie europee. Un modo sicuramente più consono e serio di quello adottato dall’Ue. Milano era la candidata che meglio di tutte soddisfaceva gli standard ed era quella che logicamente si prestava meglio ad ospitare la sede Ema ma la sorte, per definizione, non conosce logica.