Trascorsi solo 20 giorni circa dal venticinquesimo anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone arriva la notizia bomba: Il Capo dei capi di Cosa Nostra Totò Riina, a causa dei suoi gravi problemi di salute, ha fatto richiesta, attraverso i suoi avvocati alla  Corte di Cassazione di Bologna, di finire i suoi giorni agli arresti domiciliari, circondato dalla sua famiglia.

” Perché quest’uomo, gravemente malato ha diritto ad una morte dignitosa” è stata la richiesta degli avvocati del super boss.

Ma come si può accettare che questo criminale, che ha ricevuto 17 ergastoli, è stato catturato e processato per più di 200 omicidi tra cui spiccano i nomi del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa , la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente della loro scorta Domenico Russo, Pier Santi Mattarella, Pio La Torre,  Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i quattro uomini della loro scorta e 57 giorni dopo ancora l’omicidio di Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta, tanto per citarne alcuni?

Tra gli anni settanta e ottanta Totò Riina si è fatto strada tra le file di Cosa Nostra a colpi di omicidi efferati divenendo così il capo del clan dei Corleonesi ed è stato arrestato, dopo vent’anni di latitanza, proprio grazie allo sforzo immenso dei giudici Falcone e Borsellino ( i santissimi Giovanni e Paolo) che nel 1991 hanno istituito il maxi processo a Cosa Nostra con più di 50 arresti e per questi condannati è stato richiesto il carcere duro, la legge 41 bis, domandata e ottenuta proprio da Giovanni Falcone. Sembrava che, con questo colpo durissimo inflitto ai massimi vertici della Mafia,  Cosa Nostra fosse stata smantellata. E invece, un anno dopo, a Capaci il 23 maggio del 1992 Giovanni Falcone trovò la morte ad attenderlo e il 19 luglio in via D’Amelio la stessa fine la fece Paolo Borsellino. Quintali di tritolo per entrambi. Mandante delle due stragi Totò Riina dal carcere.

Quest’uomo non si è mai pentito, non ha mai chiesto scusa per tutti i crimini che ha fatto perpetrare ed ancora oggi, a detta del questore di  Catanzaro Nicola Gratteri, è molto pericoloso ” perché può far eseguire un suo ordine solo con gli occhi”. Anche Rosi Bindi, a capo della sezione anti mafia a Roma è preoccupata che la corte di Cassazione di Bologna accetti la richiesta degli avvocati del Capo dei capi.

Ma non è solo la pericolosità di quest’uomo a indignare  l’Italia intera davanti a questa richiesta. E’ il fatto che se venisse accettata sarebbe uno sfregio alle centinaia di vittime che questo boss sanguinario ha mietuto negli anni.

Metterlo agli arresti domiciliari per farlo morire dignitosamente significherebbe offrire dignità ad un uomo che nella vita, di dignità , non ne ha mai dimostrata.

Significherebbe svilire completamente il lungo e difficilissimo lavoro del pool antimafia che è riuscito a colpire Cosa Nostra in maniera magistrale.

Questa richiesta non può essere accettata! Dimostrerebbe ancora una volta la debolezza dello Stato o , peggio ancora, la collusione tra gli organi dello Stato e la Mafia.

Va bene, l’ottantaseienne Totò Riina è gravemente malato e stanco ma per quello che ha compiuto in vita deve essere curato  nell’ospedale del carcere di Bologna, dove è detenuto. Non merita la compassione di nessuno.

RICORDIAMOCI CHI E’!!