Il sipario elettorale è calato inesorabilmente decretando la volontà degli italiani nelle mani incerte grazie anche ad una legge elettorale incongruente nella sua compostezza. Più che un voto incorporato nella facoltà di intendere l’appartenenza politica, il voto degli italiani si è materializzato in un voto di pancia, ristretto nella perdita di quei valori che, purtroppo, da oltre trent’anni hanno perso il senso logico della vita politica italiana.

La società italiana è cambiata profondamente e con essa anche la Repubblica Italiana di cui il nostalgico ricordo percorre un tempo assai lontano, un tempo laicato che costituiva un movimento di massa su cui la Democrazia Cristiana costituii la sua proposta politica, la sua forza e la sua capacità di governare. Un passaggio fondamentale per arrivare alla formazione moderna nel rispondere, attraverso il suo programma politico, alle tante domande che arriveranno dal futuro complessato dai mercati. Si perché la Democrazia Cristiana, all’orizzonte, ha un futuro politico completamente rinnovato nel tempo e nei suoi uomini di conduzione. Oggi più che mai, l’analisi complessa di una società sempre più individualista si è resa vittima, nello stesso tempo responsabile, dalle grandi crisi.

I tempi dei partiti personalistici è finito, il riferimento al centrodestra e al centrosinistra diventa inevitabile quando costoro hanno optato per la cultura politica individualista e edonista, abbandonando la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. – Persino l’Unione Europea, in riferimento a questa tesi, ha riammesso in agenda i pensieri di Adenauer, Schumann e De Gasperi –  In queste giornate di fine inverno torna alla mente il rispetto dei diritti della persona e la valorizzazione delle comunità umana. Per comunità umane s’intendono quelle che iniziano dalla dimensione cellulare della famiglia fino alle comunità civili nazionali e sovranazionali.

Allora la domanda di rito è obbligata: quale sarà il futuro della Democrazia Cristiana? Una domanda che dovremmo porci subito tutti quanti, perché abbiamo nuovamente nel nostro orizzonte temporale le condizioni del contesto sociale utili per quella democrazia piena di rispetto dell’uomo nel corpo e nello spirito, che fece coniare a Ozanam il termine Democrazia Cristiana. E’ inevitabile rivolgere l’attenzione al Presidente Fontana che i tempi sono davvero maturi per istituire una rigorosa e tempestiva formazione rigenerata nel pensiero e nell’azione, così come al Segretario Politico Nazionale Sandri al quale si deve riconoscere l’infallibile capacità nell’individuare persone di talento e volontà che possano ricompattare il tempo perduto attraverso i valori della Democrazia Cristiana. Il ritorno al lavoro formativo su tutto il territorio nazionale, comporterebbe una maggiore consapevolezza che non siamo mai “morti politicamente”, anzi siamo tornati più forti di prima, rinnovati nell’azione politica, e perché no, con un leader donna di nome Maria Grazia Lenti. Una donna che oltre alla capacità intellettiva politica di erigere una squadra di sviluppo territoriale, ha ben salde le idee di far politica tra la gente comune; se questo non è un buon motivo…  Buona DC