Quando arte e mafia vanno a braccetto. L’amore dei Messina Denaro per le opere d’arte è cosa nota, già Don Ciccio, padre di Matteo ormai latitante da 24 anni, trafficava in opere d’arte. Aveva, di fatto, trattato la questione dell’Efebo Selinuntino, una statua di bronzo risalente al 400 a.c., trafugata a Castelvetrano nel 1962 e ritrovata a Foligno nel 1968. Riguardo questo traffico, il pentito Angelo Siino, disse che “Francesco Messina Denaro era giunto ad un accordo intascandosi un sacco di soldi”.

Amore si, ma lauti guadagni per finanziare la famiglia prima, e la latitanza di Matteo poi. Un nuovo sequestro ad opera della DIA di Trapani, riguardante il patrimonio mobiliare, immobiliare e societario di Giovanni Franco Becchina, noto commerciante internazionale di opere d’arte. Becchina, nato a Castelvetrano, regno dei Messina Denaro, emigrato in Svizzera e da sempre sospettato di collusione con Cosa Nostra, anche se, tutte le indagini che lo hanno riguardato sono state archiviate, assolto, addirittura finite in prescrizione.

Secondo le dichiarazioni di alcuni pentiti, Becchina sarebbe un ricettatore di reperti archeologici trafugati per conto della famiglia Messina Denaro. Durante il sequestro dei beni, un’ala del palazzo Ducale Pignatello Aragonese del 1220 a Castelvetrano, di cui vittima di un misterioso incendio. Becchina è stato più volte nominato da Giuseppe Grigoli come colui che gli consegnava buste contenenti tra gli 80.000 e i 100.000 euro ogni anno, che poi girava al cognato di Messina Denaro, Vincenzo Panicola.

Il pentito Giovanni Brusca ha dichiarato che, agli inizia degli anni novanta, Toto’ Riina lo indirizzò da Messina Denaro per procurarsi un reperto archeologico che avrebbe voluto scambiare con lo Stato per ottenere dei benefici carcerari per il padre Bernardo. I trafficante d’arte, sempre secondo Brusca, avrebbero la loro base operativa proprio a Basilea, dove spesso si è recato il super latitante, non solo con l’intento di voler avviare alcune attività economiche, ma con lo scopo principale di acquistare armi da guerra.

Matteo Messina Denaro vanta una rete di protezione fatta di imprenditori operanti nei più svariati settori, non sempre radicati nel suo territorio.

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Consulente delle cause difficili, madre di tre ragazzi, con la legalità come ragione di vita.