Pablo Neruda non è morto di cancro alla prostata ma potrebbe essere stato assassinato. Lo hanno affermato i 16 esperti internazionali incaricati dalla giustizia cilena di studiare le cause della morte del Premio Nobel della Letteratura, scomparso nel 1973, subito dopo il colpo di Stato del generale Augusto Pinochet. Secondo gli esperti, a uccidere il grande poeta e scrittore cileno, è stata una tossina che lascerebbe quindi spazio alla tesi dell’uccisione da parte del regime di Pinochet sostenuta dalla famiglia di Neruda e dal Partito Comunista. In ogni caso, gli specialisti hanno chiesto nuove analisi sui resti del poeta, riesumati nel 2013 e poi ancora nel 2016.

Uno degli esperti, lo spagnolo Aurelio Luna, ha dichiarato che “al cento per cento il certificato di morte di Neruda non dice la verità sulla causa del suo decesso”. Il documento è stato emesso dalla clinica di Santa Maria, dove Neruda era stato ricoverato alcuni giorni dopo il colpo di Stato militare di Pinochet che aveva ribaltato il presidente socialista Salvador Allende, amico del poeta premio Nobel. Nel certificato c’è scritto che Neruda è morto il 23 settembre 1973 a causa delle conseguenze (mancanza di appetito, debolezza, perdita di peso e altro) derivanti da un cancro alla prostata in stadio avanzato.

“Dall’analisi dei dati – ha aggiunto Luna – non possiamo affermare che il poeta si trovava in una situazione di morte imminente” quando è entrato in clinica. “Se tutto va bene – ha proseguito – entro un anno dovremmo avere una risposta chiara e completa grazie agli studi su un batterio” non canceroso, ritrovato nei resti di Neruda. “A seconda del profilo genomico, se si dovesse trattare di un batterio coltivato in laboratorio, allora sarebbe chiaro la presenza di terzi intervenuti a somministrare il batterio con l’intento criminale di uccidere Neruda”, ha chiarito Luna.

Le conclusioni del lavoro degli esperti sono state inviate al giudice Carroza, che l’8 aprile del 2013 aveva ordinato la riesumazione dei resti di Neruda per chiarire i dubbi sulla sua morte. Un procedimento avviato dopo la denuncia presentata dal Partito Comunista, di cui il poeta era membro. Secondo l’avvocato Eduardo Contreras, non ci sarebbero dubbi sul fatto che Neruda sia stato ucciso dal regime di Pinochet. Tesi sostenuta anche dall’assistente e autista del poeta, Manuel Araya, che gli è stato accanto negli ultimi momenti della sua vita. “Ero con lui quando verso le quattro del pomeriggio del giorno in cui morì (23 settembre), gli fecero una puntura nello stomaco. Mi dissero che si trattava di un farmaco contro i dolori”, ha detto Araya. Poche ore dopo, Neruda morì nella clinica dove era entrato il 19 settembre.

Attualmente i resti di Pablo Neruda, dopo la riesumazione, riposano in una tomba a Isla Negra, una piccola località balneare sulla costa del Pacifico, a circa 120 chilometri a ovest di Santiago, dove il poeta aveva una casa.