di Federica Angeli

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A oltre un anno dagli arresti del Gico della guardia di finanza nell’operazione “Tramonto”, oggi sono arrivate le condanne per tutti i prestanome del clan Fasciani. Dodici condanne per inestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver favorito un’organizzazione mafiosa, intestandosi appunto i suoi beni. Così i giudici del tribunale di Roma hanno condannato Don Carmine (già al 41 bis) a 10 anni di reclusione, la moglie a 8 anni, la figlia Azzurra a 7 anni. Le altre condanne riguardano Mirko Mazziotti, Fabio e Davide Talamoni e Daniele Mazzini (4 anni a 6 mesi ciascuno); Francesco Palazzi, Gabrielli Romani e Marzia Salvi condannati a 3 anni ciascuno. Infine: Marco D’Agostino a 3 anni e 3 mesi e Fabio Sinceri a 2 anni.

Una sentenza durissima che non concede neppure agli imputati condannati con le pene più basse il beneficio della sospensione condizionale della pena. Il tribunale ha inoltre disposto per i principali imputati pene accessorie quali l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la confisca di alcune società. Si tratta di società al centro di una indagine svolta dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dal pm Ilaria Calò. Infine un maxi risarcimento per chi si era costituito parte civile: un milione di euro per Roma Capitale, 500 mila alla Regione Lazio e 100 mila alle associazioni antimafia e antiusura Libera, SOS Impresa e Antonino Caponnetto. Ma c’è di più: i magistrati hanno rinviato gli atti alla procura in merito alle posizioni di due commercialisti Odino Pangia e Paolo Proteo per valutare il reato di falsa testimonianza, resa nel corso del processo.

Mentre nell’aula Occorsio si leggeva la sentenza contro le teste di legno del clan Fasciani, in un’altra aula del tribunale di Roma il pubblico ministero Mario Palazzi nel corso di una delle udienze contro Carmine Spada (boss dell’omonimo clan ben radicato a Ostia) a processo per estorsione con l’aggravante dell’articolo 7, il metodo mafioso, ha sollevato un enorme problema. Non si trovano interpreti disposti a tradurre i dialoghi in lingua sinti, lingua con cui gli appartenenti alla famiglia Spada e Casamonica comunicano. L’anonimato nelle traduzioni infatti si può applicare solo nella fase istruttoria. Poi gli interpreti devono presenziare al processo. Nessuno vuole grane con questi clan, a conferma della loro forza intimidatrice, e preferiscono una denuncia penale per favoreggiamento piuttosto che tradurre quanto si dicono gli imputati. Questo rallenta il corso dei processi e impedisce la trascrizione di importantissime e preziose informazioni. Evidentemente la forza intimidatrice dei clan rom è ancora forte in città. E nessuno è disposto a rischiare pur di affermare la legalità.

Ma c’è chi continua a dire che questa non è mafia. Un po’ per paura e tanto per collusione. Almeno nella realtà di Ostia, dove niente è come sembra e dove finte associazioni antimafia – Luna Nuova e Cittadini contro le Mafie e la Corruzione (così si legge in una relazione consegnata alla presidente della Commissione Antimafia) – usano le informazioni della malavita per diffamare cronisti e politici (a seconda della convenienza naturalmente, di dove tira il vento insomma).

E’ il caso di Luna Nuova (i cui membri Andrea Schiavone, Paula Filipe De Jesus, Stefano Salvemme e Roberto Fraschetti) che l’8 febbraio del 2015 sulla sua pagina Facebook colloquia allegramente (e lo farà anche altre volte) con Fabrizio Sinceri, condannato oggi dalla VIII Sezione Penale del Tribunale di Roma, presieduta dal giudice Liotta, a due anni di reclusione per “intestazione fittizia di beni, aggravata dalla finalità di favorire un’organizzazione mafiosa”. Reato molto grave, perchè è grazie ai complici che le mafie si espandono.

Come si vede dall’immagine Fabrizio Sinceri (siamo all’8 febbraio del 2015 come già detto, ma lo farà anche dopo il suo arresto) scrive a queste sedicenti associazioni antimafia che io ho frequentato il Village (stabilimento dei Fasciani) dal 2006. Non solo Luna Nuova aizza una persona vicina al clan Fasciani (secondo la sentenza di oggi Sinceri è una testa di legno del clan) sostenendo che io abbia detto e scritto cose brutte sul suo conto ma lo esortano a raccontare veramente chi sono io. E lo chiamano per nome “Fabrizio”.

Ricapitoliamo: io faccio inchieste sulla mafia di Ostia, le associazioni antimafia (che io scopro essere finte e da due anni spargono quintali di fango, insulti e minacce alla mia persona) reagiscono appoggiandosi a Sinceri nel reperire informazioni sul mio conto e al clan Spada, difendendolo ogni qualvolta qualcuno (io, nella fattispecie) scrive cose sul loro conto. Di più: fanno girare storie sul mio conto, sperando (invano) di far passare me come colei che ha amicizie con i clan, quando sono loro ad averne (almeno a leggere le loro inquietanti pagine Fb) e quando le miei inchieste parlano chiaro e hanno una data (è dal 1996 che scrivo sul clan Fasciani). La stessa menzogna confezionata ad arte sul mio conto la girano al Movimento Cinque Stelle che, nelle persone di Barillari e Ferrara, inseriscono tale “bestemmia” (la mia amicizia col clan Fasciani) in un dossier da consegnare all’Antimafia.

Si tratta solo della bozza, naturalmente. Perché con molta probabilità quanto scritto sul mio conto verrà rimosso nella versione finale. Ma, ailoro, quella bozza è girata nelle redazioni, consegnata dal 5Stelle stesso a cronisti di tre testate. E poiché si ravvisi il reato di diffamazione aggravata è essenziale che la leggano più di due persone. Cosa avvenuta e dunque già nel contenuto di una denuncia presentata in Procura il 1 ottobre 2015.

Concludo: indovinate chi, per tre anni, agli inizi degli anni Duemila prese un locale all’interno del Village (stabilimento dei Fasciani) in gestione? Non Federica Angeli (come sostengono) ma Piero Fierro. Ovvero quell’ex poliziotto della Polaria che va in tv a dire che aveva scoperto la mafia e per questo motivo lo buttarono fuori dalla polizia stoppando la sua indagine. Niente di più falso, ma su questo ho già scritto. Sapete cosa fa oggi Fierro? Il referente romano di un’associazione antimafia, ovvero Cittadini Contro le Mafie e la Corruzione, difeso a spada tratta dal suo presidente Antonio Turri (e, neanche a dirlo, sostenitore di Luna Nuova e dei suoi componenti che utilizzano metodi mafiosi). Attenzione: Turri non potrà dire, un domani, di non aver saputo chi aveva reclutato nel suo organico, perché pensate, proprio Fierro in una delle querele che mi ha fatto sostiene essere vero quanto da me scritto, ovvero di aver preso in gestione il locale del Village (e dunque di aver corrisposto l’affitto al clan Fasciani) per farne una pizzeria. E che non si dica che non poteva sapere, il grande investigatore Fierro chi era Sinceri, perché altrimenti dovrebbe spiegarci quale tipo di mafia ha combattuto e quale indagine gli avrebbero stoppato i magistrati. A proposito: perchè tiene tanto al dossier presentato dal 5Stelle tanto da incalzare Barillari con molteplici post? Ha bisogno di una sponda politica? Vuole rendere più credibili le menzogne nei miei confronti perchè ho scoperto tutta la verità sul suo conto?

La verità è che, a costruir fango, ci vuole poco: l’ignoranza della gente, l’antipatia e l’invidia sono degli ingredienti micidiali per far presa sulla gente. Per fortuna sono rimasti in pochi a credergli. A parte due esponenti del 5 Stelle, pentiti (o finti pentiti?) per aver accreditato loro folli tesi (anche contro Libera queste associazioni hanno dettato la linea ai grillini), sono rimasti in pochi e pessimi. Fossero anche 1000, io non starò a guardare. Ma denuncerò sempre chiunque si prende gioco della legalità alleandosi col diavolo.

La verità è figlia del tempo e io ho una pazienza infinita. Il tempo mi darà ragione, come è stato oggi con la sentenza sui prestanome dei Fasciani, come è stato un anno fa con l’arresto di 10 persone (Spada, Colloca e Papalini), come è stato due mesi fa con lo scioglimento di Ostia per mafia.

Dunque aspetto. E sorrido.