A Noli è andato in scena l’ultimo tentativo di dare dignità a tutte quelle persone trucidate dai partigiani senza tanti complimenti e processati solo per essere considerati fascisti o simpatizzanti. Un consigliere di centrodestra ha proposto una targa commemorativa per Giuseppina Ghersi, ragazza tredicenne accusata ingiustamente di essere una spia fascista, violentata ripetutamente e uccisa, pochi giorni dopo la liberazione, da un gruppo di partigiani. L’ANPI di Savona è immediatamente insorto, definendo l’iniziativa come intollerabile e anacronistica, poiché Giuseppina era comunque colpevole di essere una fascista. Ci si domanda come una ragazzina di appena 13 anni possa avere già convinzioni politiche tali da essere condannata a morte, non può essere accettabile come motivazione.

Come hanno già ampiamente documentato i vari libri revisionisti, i partigiani dopo la liberazione si sono macchiati di eccidi tali da vanificare il senso più profondo insito nella storia e nei valori della Resistenza italiana. Da più parti ci si aspetterebbe un riconoscimento degli errori commessi, destati da sentimenti di vendetta e rivalsa, ma anche da crudeltà gratuita, dove molti capi delle varie brigate si sono sentiti legittimati a farla pagare a tutti coloro che prima temevano o semplicemente con valori opposti.

Insomma, l’impressione è che si sia persa l’ennesima occasione per tentare di riscrivere la storia e di affermare che, aldilà dei convincimenti politici, quello che è da condannare, senza se e senza ma, è la violenza e la crudeltà che si è perpetuata da ambo le parti, tipica delle guerre civili, ma inadeguata per quei soggetti che oggi vorrebbero farsi portatori ed eredi di un capitolo così fondamentale della storia italiana. Hanno mostrato tutto il limite mentale, culturale e ideologico. Per fortuna, nelle ore successive, l’Anpi Nazionale è intervenuta condannando ogni gesto di violenza e di vendetta successivo alla liberazione, così come il terribile omicidio della Ghersi.

Questo atteggiamento dell’Anpi ad oltre 70 anni di distanza dai fatti citati, continua ad alimentare le posizioni contrapposte, sembra essere agganciato al passato, sminuisce il sacrificio di quei ragazzi che hanno combattuto per la libertà Italiana, eroi spesso inconsapevoli, veri portatori dei valori della Resistenza. E come se il concetto della Resistenza armata continuasse ad essere tuttora in atto, dividendo tutti in fascisti e antifascisti e tenendo sempre volutamente alto il livello di contrapposizione. Come se il compito non fosse finito o completato, aspettando quella rivoluzione tesa a instaurare un nuovo regime antidemocratico fortemente voluto dall’allora Partito Comunista.

Sarebbe ora di uscire da questo contesto, dando gloria a tutti coloro che combattendo contro la dittatura e le barbarie hanno accettato di sporcarsi le mani, macchiare la loro coscienza di fatti cruenti tali da cambiare per sempre la loro vita, consapevoli di consegnare ai propri figli l’opportunità di creare una nazione libera e democratica, immune dal ricadere nel baratro di dittature o autoritarismi, forti dei principi ai quali avevano aderito. Allo stesso modo sarebbe opportuno riconoscere gli sbagli, i crimini commessi da alcuni di loro che non fanno onore, ma stendono un velo ipocrita, per cui sono stati accettati come “danni collaterali“, spesso inevitabili, ma sempre da condannare attivamente, altrimenti ci si confonde con chi si vuole combattere, perdendo il valore assoluto della Resistenza.

Se non si riesce a fare questo passo in avanti continueremo a rimanere agganciati al passato, saremo sempre fascisti o comunisti e le recrudescenze potrebbero ritornare pericolosamente in prossimità di eventi o periodi difficili. La vicenda di Noli è un tentativo di portare maturità e consapevolezza, umanità e unificazione perché non è più tempo di dividersi ma condividere i valori fondanti della nostra nazione senza rimuovere il passato, che rimane anch’esso una parte di noi. Ci si aspetterebbe un nuovo corso con piccoli gesti tali da iniziare un periodo distensivo. Forse accettare l’iniziativa di Noli e portare un mazzo di fiori sulla tomba della Ghersi potrebbe essere un buon inizio.