Può il piccolo paese asiatico sconvolgere i rapporti di potere fra Cina e India? Pochi anni sono trascorsi da quando nel 2008 il Nepal, che mai era stato sotto il dominio britannico, diventò per la prima volta nella storia una repubblica. La giovane patria del Buddha, adesso repubblica federale, si trova però ad affrontare una difficile situazione ereditata parzialmente dalle precedenti politiche, e parzialmente da una questione meramente geografica.

Infatti il Nepal è un piccolo lembo di terra a ridosso dell’altopiano dell’Himalaya, contenente quasi la metà delle vette più alte del mondo, fra queste ovviamente il Monte Everest. Circondato a sud dall’India e a nord dalla Cina, non ha sbocchi sul mare né altri Stati confinanti.

Schiacciato fra le due future potenze mondiali potrà mai questo piccolo Stato, con uno degl’indici di sviluppo umano più bassi d’Asia e una ricchezza pro-capite inferiore di tre volte rispetto alla Bolivia, avere una solida politica indipendente? La risposta è ovviamente no. Nonostante anni di guerre civili e miseria, a differenza dell’India, il Nepal non ha mai subito la colonizzazione inglese, pagando l’impero per mantenere la propria autonomia.

Nonostante ciò il Nepal nelle ultime decadi ha subito l’influenza indiana fin dal suo nascere, al punto da essere a tutti gli effetti una via di mezzo fra un protettorato e uno Stato satellite. L’ingerenza indiana nelle politiche interne nepalesi è salita negli anni ’90, quando la dinastia Shah fu riportata nel Paese con l’aiuto di Nuova Delhi.

Il commercio con l’India ricopre infatti 3/4 di tutta l’economia nepalese, la quale necessita di costanti aiuti dall’estero, che l’India non intende negare, a patto ovviamente di poter trattare il Nepal come una propria provincia-cuscinetto per arginare la Cina.

La svolta si ebbe nel 2015 durante i dibattiti per il nuovo disegno costituzionale. Il tuttora presidente indiano Narendra Modi entrò con elegante prepotenza nel dibattito istituzionale nepalese chiedendo che nella nuova costituzione venisse riconosciuta, come entità politica separata, la pianura meridionale abitata da cittadini di origine indiana. Kathmandu ebbe l’ardire di rifiutare categoricamente una ingerenza territoriale così palese, asserendo che una sovranità a due livelli basata sull’identità etnica non era possibile.
L’India non gradì: il confine col Nepal si chiuse nonostante quest’ultimo avesse appena sofferto un terremoto di magnitudo 7,8 che portò al lieve spostamento del Monte Everest e la morte di più di 8.000 persone.

Ma il passo decisivo di rottura con Nuova Delhi avrà luogo nel 2017, dove in Nepal il partito maoista stravince le elezioni: partito, ovviamente, molto vicino a Pechino. Da qui, la punizione “rieducativa” inflitta dall’India diventò in realtà sempre più un incentivo a cambiare rotta, spostando il baricentro politico verso una Cina sempre più propensa ad elargire denaro, allargando i propri margini di guadagno aprendo nuove rotte commerciali.

Quale miglior occasione per la Cina se non quella di una piccola enclave come il Nepal che, scavalcando l’intransitabile Tibet, farebbe da testa di ponte diretta con l’immensa pianura indiana? In questo contesto i rapporti fra Cina e India si inasprirebbero nel breve periodo dato che quest’ultima perderebbe un importante tassello strategico. Negli ultimi 3 anni gli universitari nepalesi in Cina sono stati di più che in India, mandrie di turisti cinesi affollano le stradine e le valli del piccolo paese asiatico, e ovunque fioriscono scuole di lingua e cultura cinese. Uno smacco per il governo Modi!

Tuttavia i grandi progetti infrastrutturali messi in piedi dai fondi cinesi potrebbero portare a un mutuo beneficio che, in perfetta armonia con la filosofia dell’Impero celeste, sul lungo termine appiattirebbe le divergenze. Iniziando proprio col progetto infrastrutturale più ambizioso degli ultimi tempi: una linea ferroviaria fra Cina, Nepal e India, che avvicinerebbe sì il Nepal alla Cina, ma ancora di più la Cina all’India, aprendo mercati che avrebbero risvolti economici e culturali incalcolabili.

Kathmandu può puntare solo sulla qualità delle proprie risorse nazionali, infatti sono sostanzialmente solo due: turismo e risorse idriche. Posizionata tra due potenze affamate di energia e a una vicina economia in rapido sviluppo come il Bangladesh, le nuove centrali idroelettriche low-cost in costruzione in Nepal, in primis la Rasuwagadhi da 111megawatt al confine con la Cina, piovono come una manna dal cielo per l’intera regione.

Le future relazioni fra Cina ed India dipenderanno in gran parte dalla forza che il governo di Kathmandu riuscirà ad esercitare per garantire la stabilità interna di cui necessita, mediando al contempo per la creazione di una macro-area economica che sconvolgerà gli equilibri economici mondiali.

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Alessandro Verdoliva, nato il 28-01-1995 a Milano, di origini siculo napoletane, frequenterà le scuole elementari e medie in Svezia, per poi tornare in Sicilia, dove intraprenderà parallelamente diversi rapporti di stretta collaborazione con il M5S Pachino, Siciliani Liberi e con la Accademia della Lingua Siciliana, di cui è uno dei cofondatori. Si diploma in Scienze Umane a Trento ed è attualmente studente di Scienze Politiche e Relazioni internazionali presso l'università di Bologna. Passioni? Motori, arti marziali e viaggi