Il 1 novembre alle 15.00 (ora locale di NY) un pick-up è piombato su una pista ciclabile di Manhattan lasciando almeno otto morti e una quindicina di feriti. Erano passati 16 anni dall’ultimo attacco terroristico nei confronti di New York. Vi ricorderete tutti quel tragico 11 settembre che non verrà mai più cancellato dalle nostre memorie. Questa volta però i tempi sono cambiati e anche il modus operandi dei terroristi è mutato nel tempo.

In precedenza gli attentati del 13 novembre 2015 al cuore di Parigi hanno segnato una svolta nell’azione terroristica nei confronti dell’Occidente. Quella volta, sette uomini armati sono riusciti a piegare in ginocchio un’intera città e oltre a lasciare 137 morti, gli effetti si risentono ancora oggi. La paura e l’incertezza prendono forma man mano che accadono episodi come quelli di Nizza, Londra, Berlino o Barcellona. Episodi analoghi dove un uomo qualunque, stereotipato dalla massa e avvantaggiato dall’anonimato, approfitta la propria individualità per sbattersi contro una folla di innocenti che hanno soltanto un fattore in comune: Trovarsi nel luogo e nel momento sbagliato.

Gli attacchi di questi ultimi due anni mettono in evidenza che il terrorismo non è più quello di una volta. Ha cambiato volto e strategia, diventando sempre più impercettibile all’occhio umano. Le grandi reti di finanziamento, reclutamento e le cellule di radicalizzazione esistono ancora, ma non sono utili quanto prima. Ora invece, i cosiddetti lupi solitari arrivano laddove il terrorismo convenzionale non riesce a superare i controlli di sicurezza. Intanto, i media che ancora associano questi attentati con il fondamentalismo islamico non prendono in considerazione altre variabili di questo fenomeno.

Bisogna analizzare perché nella nostra società ci sono sempre più ‘lupi solitari’? Perché i gruppi di reclutamento non fanno più fatica a reclutare sui social uomini disincantati e disposti ad immolarsi? Quale ruolo gioca il fondamentalismo di matrice islamica? Perché l’occidente è sempre più vulnerabile a questi attacchi?

Quel che sappiamo è che una nuova forma di terrorismo si è affermata grazie anche al fatto che ci sono sempre più uomini disposti ad immolarsi spesso senza il bisogno di una rete di reclutamento. Si tratta di terroristi improvvisati e nella maggioranza dei casi, dietro questi volti ci sono uomini nati e cresciuti nelle nostre città, secondo il nostro modello di società. Di conseguenza, per trovare le vere ragioni del terrorismo come fenomeno, serve andare oltre l’etichetta di “fondamentalismo islamico” e determinare le sue vere ragioni.

L’abbiamo già detto, i tempi sono cambiati e il terrorismo ha preso un’altra forma. Di sicuro, sono cambiate anche le sue motivazioni. Nel passato, il terrorismo indossava i panni dell’estremismo ideologico e nel passato recente, si è presentato sotto la forma di fondamentalismo religioso ma nel presente si affronta una forma di terrorismo individualizzato i cui attori sono accomunati dall’alienazione sociale e cioè, dal disagio che si prova nel non sentirsi parte di qualcosa, nel malessere causato da un modello di società il cui unico valore condiviso è ‘il consumo per il consumo’ e chi non ce la fa a mantenere gli standard, viene escluso.

Infatti, oltre al grido di “Allah Akbar” diventato slogan al momento di perpetrare un attentato, non c’è molto di religioso. Questo nuovo terrorismo improvvisato sembra piuttosto riconducibile ad una specie di protesta, sebbene ingiustificabile, da parte di non poche persone verso un modello di società che dobbiamo ripensare e di certo, migliorare.

E se cominciassimo ad affrontare il terrorismo evitando di creare questi potenziali recluti? E se puntassimo su una società meno escludente e più umana? Di certo, per il terrorismo ci sarebbe meno offerta…