Il terrorismo è un fantasma che ogni tanto torna a colpire le nostre città facendo saltare per aria quella normalità astratta in cui siamo sommersi, e cioè, quell’insieme di abitudini e costumi che noi occidentali diamo per scontati e che mantengono in piedi il nostro tessuto sociale. Dalla Francia all’Indonesia, da Londra al Medio Oriente, questo flagello trova la propria forza nell’imprevedibilità delle proprie azioni.

Sebbene con l’attentato delle torri gemelle il terrorismo, nelle vesti di Al-Qaeda, ha messo in discussione l’immagine degli Stati Uniti come garante della sicurezza a livello globale, è in corso un nuovo metodo che risulta più efficace di quello precedente: Si tratta del terrorismo franchising, il quale consiste nel reclutare persone normali, ben radicate all’interno della nostra società, disposte a porre fine alla propria vita lasciando un’impronta che verrà rivendicata da Isis qualche ora dopo.

Questo nuovo metodo scarta la teoria che attribuisce al fondamentalismo islamico la causa degli attentati terroristici. Se guardiamo gli attentati recenti – limitandoci all’Europa – scopriamo che l’attentatore (di solito) rientra nello stereotipo di una persona esclusa dall’insieme di regole di comportamento che governano la nostra società e, di conseguenza, sempre più isolata. Tale isolamento è il passaggio ideale per diventare dei “lupi solitari”.

Il problema si aggrava quando scopriamo che proprio il nostro modello di società garantisce la presenza, sempre in aumento, di questi lupi solitari. Una società che si fonda sulla teoria dello scarto e trova nei consumi il proprio mezzo di legittimazione è una società che tende a escludere sempre più persone fino a crearsi un proprio esercito nemico.

Almeno in Europa, il terrorismo è arrivato laddove la politica non ha reagito in tempo, e cioè, nelle fratture sociali che vedono aumentare il malessere nelle periferie. Mentre le istituzioni attuali si mostrano inadeguate a incanalare tale malessere, il neo-terrorismo si fa presente per dare un ultima spinta a queste persone disposte a vendicarsi (anche con la morte) di una società che non li ha mai presi considerazione. Si tratta di un fenomeno occidentale.

Dato che non si tratta di una guerra convenzionale, il neo-terrorismo non potrà essere sconfitto con i metodi del Novecento. Servirebbe piuttosto una strategia basata sulla prevenzione che possa affrontare il fenomeno nel suo complesso: dal piano socioculturale al piano politico. In questo caso, prevenire significa mettere la persona umana al centro dell’azione politica fino a ridurre l’esercito di esclusi dal quale il terrorismo si avvale.