Tempo di Natale, tempo di alberi addobbati e di presepi. Tempo di polemiche. Che non riguardano l’albero di natale o le ghirlande o babbo natale, semplicemente le polemiche riguardano il presepio.

Ci hanno provato e riprovato col crocifisso nelle scuole, facendo una guerra da far venire la nausea fino all’intervento del Consiglio di Stato nel 1988 e poi nel 2006, che si è pronunciato a favore della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche; segue quindi la sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo del 2009 che condanna l’Italia ad un risarcimento di 5 mila euro per “danni morali” (!) in quanto il crocifisso esposto nelle scuole rappresenterebbe “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” nonché “una violazione del diritto degli alunni alla libertà di religione”; segue successiva sentenza del 2011 che assolve l’Italia poiché “non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche”.

Dunque, ci hanno provato e riprovato col crocifisso, ora arrivano puntuali ogni anno, prima dell’arrivo di babbo natale, e se la prendono col povero presepio! Chi sono? Sono sempre gli stessi, sono quelli che si appellano alla “laicità dello Stato”, sono quelli che si appellano alla “libertà di religione e alla multiculturalità”, perché si sa, il presepe è dannoso come è dannoso qualsivoglia simbolo che rimandi al cristianesimo…. L’albero di natale che tanto ci piace ma che ha radici tutte pagane, quello non dà fastidio a nessuno. E meno male!

Sono sempre gli stessi, questi anticlericali dell’anticlericalismo più becero, questi caproni che portano sovente anche nomi illustri e famosi ma che caproni restano, questi ignoranti facinorosi per troppo prolungato ozio, che farebbero bene ad emigrare in Iraq oppure in Iran oppure in Siria, questi filantropi che ora s’appellano alla sensibilità dei vari tunisini o marocchini o senegalesi o egiziani, perché a costoro starebbe a cuore la sensibilità delle altre culture presenti sullo stesso territorio. Ma sullo stesso territorio ad esempio italiano, è presente solamente un’altra cultura: l’islam. Sta dunque loro a cuore la cultura musulmana? No di certo. Sta loro a cuore la polemica perché hanno scelto la polemica anticristiana come ragione di vita.

Tutte le culture hanno la loro espressione religiosa, solo gli imbecilli non lo sanno. E nessuno va a scuola lasciando la propria cultura a casa. Si mettano l’animo in pace questi paladini di una laicità che neppure essi stessi sanno dove comincia e dove poggia, questi sbraitatori che arrivano ad ogni dicembre insieme al panettone, questi pionieri del nulla che stanno traghettando l’Occidente verso il nulla, e che farebbero meglio a sloggiare e stabilirsi in Cina. Se odiano talmente la cultura cristiana che ha fatto l’Europa e l’Occidente, se ne vadano in Vietnam, no? Vadano in Mongolia, così eviteranno di ascoltare Tu scendi dalle stelle e Astro del ciel. E sì, mica c’è solo il presepio! Anche le canzoncine col nome di Gesù o della Madonna hanno il loro peso nefando ai fini della laicità, signori. Il nome di Gesù deve essere sostituito per esempio con “virtù”: la laicità è salva e non è lesa neppure la metrica. Che bella trovata.

Non esistono società e culture senza l’elemento religioso, sta proprio qui l’idiozia della “laicità” o, meglio, l’idiozia della loro tanto invocata “laicità” che di laico non ha nulla, ma che ha il sapore anzi dell’ateismo e dell’anticristianesimo e dell’anticlericalismo urlato come fanno certuni urlatori quando c’è il mercato.

La società esprime se stessa nell’espressione di tutte le sue componenti, religione compresa, che piaccia o dispiaccia; e dispiace per partito preso, perché di partito preso trattasi: diciamo piuttosto che l’ateismo o l’anticlericalismo tira molto e rende pure.

Dunque, le polemiche arrivano puntuali. E chi ama cantare in questi cori stonati, magari sperando di far parlare di sé, prende le dovute decisioni, come il sindaco di San Clemente (Rimini), Mirna Cecchini, che ha bocciato il presepe in municipio e non inviterà i dirigenti scolastici a realizzarlo nelle scuole. E’ solo un esempio fra i tanti per quanto riguarda quest’anno.

Per fortuna ci sono quelli che non amano i cori stonati: di contro, il comune di Orbassano approva a fine novembre la mozione sui presepi che “intende promuovere il presepe nelle scuole per difendere il diritto di professare la propria fede e perché ogni politica di accoglienza non può essere fondata sulla rinuncia dei propri simboli”. E’ solo un esempio di controvoce per quanto riguarda quest’anno.

Che dire? E’ Natale. Natale significa nascita. Nascita di chi? Di Gesù Cristo. Dispiaccia pure a questi signori, ma di Gesù Cristo si tratta. Nevvero?