145 imputati affiliati alla ‘ndrangheta,  diciassette omicidi, estorsioni, traffico di droga e armi, 1700 anni di carcere e 4 ergastoli. Sono i numeri del processo svoltosi, non nel profondo Sud abituato alla criminalità organizzata, ma al Nord.

Wall Street, 1997 il primo processo sulla ‘ndrangheta nel lecchese e nella zona brianzola. Nel 1967, Franco Coco Trovato inizia il suo dominio criminale. Coco Trovato, nato a Marcedusa nel 1947, parente del Boss De Stefano, era giunto a Lecco con la moglie e, nei primi anni, ha svolto una attività legale: il muratore. Un lavoro semplice con normali guadagni, non bastavano all’ambizioso Coco Trovato che grazie ai suoi legami parentali, inizia la sua attività criminale in un territorio non abituato alla mafia, ritenendo che questo, fosse solo un problema del Sud Italia. La sua attività si espande, negli anni ottanta il clan Coco Trovato, può contare su 1400 affiliati  tra la zona di Lecco e la Brianza.

Diventa un abile imprenditore dell’illecito, grazie ai suoi metodi persuasivi e, grazie ad una buona disponibilità economica, acquisisce diverse attività commerciali che intesta a familiari o prestanome. Si allea con altre due famiglie: i Musolino e i Schettini. Con i Musolino ha un rapporto stretto avendo sposato Eustina Musolino alla quale era intestato il Wall Street locale sito in Via Belfiore a Lecco. Le sue attività spaziavano dall’usura alle estorsioni, al traffico di droga e di armi. Riciclare una ingente somma di denaro in un territorio che di mafia non sapeva nulla, è stato molto semplice per il clan Coco Trovato. Il suo potere alla fine degli anni ottanta, si espande ulteriormente stringendo nuove alleanze con i Flachi che controllavano l’hinterland milanese. Insieme gestivano il monopolio del traffico degli stupefacenti tra le province di Lecco, Como e la zona di Milano.

I due clan iniziano una faida con i Batti, capitanati da Salvatore, collegati alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. I Batti inizialmente, si rifornivano di droga dai Coco Trovato – Flachi, successivamente decisero di rivolgersi direttamente ai turchi che vendevano ai due clan calabresi. Questo sgarro non passa sotto silenzio: tra il 1989 e il 1993 si scatena una vera e propria guerra di mafia tra il milanese ed il lecchese, guerra iniziata durante il matrimonio di Pepe’ Flachi in un ristorante di Malgrate e proseguita nel 1990 con un duplice omicidio eseguito a Bresso. La famiglia Batti viene quasi sterminata: muoiono Ciro, nipote di Salvatore, la moglie di Ciro, Francesco Batti e lo stesso Salvatore. La faida porta anche all’omicidio di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele come contropartita per la morte di Salvatore Batti.

In tre mesi quasi 25 persone uccise.

Il 31 agosto 1992 Coco Trovato, anche grazie alla testimonianza del pentito Salvatore Annacondia, viene arrestato, nel suo locale bunker, con le accuse di traffico di droga, armi, estorsione, omicidio, smaltimento illegale di rifiuti e gestione degli appalti. Una delle più importanti operazioni contro la criminalità organizzata nel territorio lecchese portò a 139 ordini di custodia cautelare in carcere, 16 immobili sequestrati, 60 conti correnti bloccati e 50 auto di lusso requisite. Per la prima volta, in Lombardia, scatta l’accusa di associazione di stampo mafioso a firma del Procuratore Armando Spataro. L’inchiesta Wall Street si intreccia, nel 1993, con quella Lario Connection, riguardante il traffico illecito di rifiuti tossici e nocivi nonché la fiorente attività di usura con 70 strozzini individuati sul territorio lecchese. La penetrazione nel tessuto sociale lecchese da parte della ‘ndrangheta, non sarebbe avvenuta senza la complicità di alcuni uomini politici locali che, negavano l’esistenza della mafia sul territorio ma, facevano e fanno, affari con i clan.

Inoltre, l’omertà dei soggetti vessati o complici degli affiliati, ha fatto il resto.

Mentalità e atteggiamenti che, si ritenevano, tipici del Sud e della sua criminalità, entrano a fare parte di una piccola provincia ed una città lariana che, fino ad allora era famosa come città manzoniana, operosa e tranquilla. Le istituzioni lecchesi, dovendosi confrontare con questo nuovo fenomeno, non fu in grado di attuare quei provvedimenti necessari per contrastare l’operato  mafioso, né posero l’attenzione sociale a quei cambiamenti che indicavano una riorganizzazione della ‘ndrangheta sul territorio lecche. A 25 anni dal suo arresto, Franco Coco Trovato, dietro le sbarre, sembra aver cambiato vita: laureato in giurisprudenza, invita i giovani a non commettere gli stessi suoi errori.