La rotta del narcotraffico verso l’Europa lascia dietro di sé una scia che ci porta al Mar dei Caraibi da dove parte almeno il 60% della cocaina a livello globale. Un intreccio tra politica e criminalità fa della rotta sudamericana una delle più blindate.

Il percorso della droga proveniente dal Sudamerica verso l’Europa parte dalla Bolivia e il Perù (paesi produttori), passando dall’Ecuador fino alla Colombia e il Venezuela. La Colombia che negli anni ’90 deteneva il monopolio dell’esportazione di cocaina, è stata scavalcata dal Venezuela nell’ultimo decennio.

Il Venezuela. Nuovo impero dei Narcos!

Oggi, buona parte della Cocaina che arriva in Europa parte direttamente dal Venezuela facendo scalo nell’Africa Occidentale per poi arrivare dal mediterraneo; oppure viene direttamente trasportata in Europa attraverso imbarcazioni e voli statali.

In effetti, anche se il Venezuela non è l’unico paese in cui lo Stato è direttamente coinvolto nel narcotraffico, lo sfruttamento di 3000 chilometri di coste verso i Caraibi e la presenza del «Cartel de los Soles» (Cartello di droga comandanto da Diosdado Cabello e i militari) rendono più efficace il trasporto di droga disponendo del monopolio sul territorio e l’intero impianto logistico di uno Stato.

Le Origini di Un Narcostato.

Nei primi anni dei 2000, il «Plan Colombia» veniva esercitato con successo dalla DEA, ma proprio quando guerriglia e i paramilitari perdevano il loro dominio sul territorio colombiano e la loro sconfitta sembrava scontata, la frontiera con il Venezuela si era trasformata nel salvocondotto dei «narcos» ormai rifugiati nel paese vicino.

La scarsa collaborazione del governo venezuelano con la DEA è stata la causa principale dell’insuccesso del «Plan Colombia». Lo stesso Chavez (presidente all’epoca), in buoni rapporti con la guerriglia colombiana, ne ha permesso l’insediamento nelle regioni venezuelane dello Zulia, Táchira e Apure, sempre vicine alla Colombia. In queste regioni, soprattutto in Apure la guerriglia cominciava a sostituire i militari e il governo.

Quel legame tra Chávez e la Guerriglia.

Per individuare le origini dei legami tra lo Stato venezuelano e le FARC dobbiamo tornare al 1985 quando, l’ancora membro dell’esercito Chávez fu trasferito a ‘Elorza’, un piccolo paesetto vicino alla Colombia. La sua presenza fu caratterizzata da molte irregolarità: secondo un rapporto dell’esercito colombiano, Chávez frequentava spesso il confine colombo-venezuelano, superandolo clandestinamente più di una volta. Intercettazioni e testimonianze rivelano i suoi legami con alcuni esponenti della guerriglia da cui ottenne ingenti finanziamenti per la fondazione del gruppo insurrezionale MBR-200.

Tali irregolarità furono la causa della sua destituzione da Elorza e il conseguente richiamo a Caracas. Anni dopo, la fortuna e la connivenza di alcuni reparti militari deviati, portano Chávez al potere. Da un lato, l’espediente nel quale viene imputato per i legami con il narcotraffico sparisce dai tribunali; dall’altro, nell’anno 1994 riceve la grazia dal presidente della repubblica Rafael Caldera dopo la condanna per il tentato Golpe del ’92 nel quale morirono oltre 200 civili.

Quando nel 1998 venne eletto Presidente, si aprì una nuova stagione della politica venezuelana dando spazio a una graduale ma efficace accumulazione di poteri nella figura del ‘Capo’ ponendo le basi di un Narco-Stato sulle macerie dello Stato di Diritto. Chiusa la storia di Escobar, il Narcotraffico aveva trovato nella figura di Chávez un nuovo referente…