Sono passati undici giorni dal rientro a Washington di Donald Trump dal suo tour asiatico. Il presidente degli Stati Uniti ha intrapreso un lungo viaggio di due settimane in Asia orientale che l’ha portato ad incontrare i numerosi alleati situati nella regione. Partendo dal Giappone, Trump si è poi diretto in Corea del Sud, Vietnam e infine nelle Filippine. Ma di tutte le tappe quella più importante è stata sicuramente quella in Cina. Il viaggio del presidente americano si è incentrato principalmente su due temi: commercio e Corea del Nord. Riguardo quest’ultimo argomento il viaggio di Trump è servito a rassicurare i due paesi alleati che sono più minacciati dalla dimostrazioni di forza di Pyongyang, ovvero Giappone e Corea del Sud, ma non solo.

Giunto in Cina il tycoon ha incontrato il suo omologo, il presidente Xi Jingping che lo scorso mese è stato elevato dal 19° Congresso del Partito Comunista Cinese a un livello di potere e prestigio che eguaglia addirittura quello di Mao Zedong, rendendo quindi Xi uno degli uomini più potenti nella storia della Repubblica Popolare. I due presidenti si sono confrontati sul commercio (la Cina è il secondo creditore degli Stati Uniti) e sulla questione nord-coreana. Anche in quest’occasione Trump si è rivolto al presidente cinese chiedendo il suo aiuto per risolvere la crisi. Una strategia, quella di coinvolgere il governo cinese affinché eserciti pressione sul vicino nord-orientale, che è stata finora la preferita dall’amministrazione Trump. Il presidente americano già negli scorsi mesi si era rivolto più volte al suo omologo cinese chiedendogli di fare di più, non solo attraverso un inasprimento delle sanzioni economiche ma anche aprendo un canale diplomatico diretto con i vertici nord-coreani. La strategia dell’amministrazione americana si basa su un’assunzione fondamentale: Pechino e  Pyongyang sono alleati, quindi il governo cinese è dotato di un canale comunicativo speciale e attraverso esso è in grado di esercitare un’influenza rilevante sul regime dei Kim. Tuttavia questi assunti sono completamente infondati e hanno portato l’amministrazione Trump ad adoperare una strategia inconcludente ed inefficace.

È vero. Cina e Corea del Nord furono alleati durante la Guerra di Corea, ma quel conflitto risale a più di sessant’anni fa e d’allora molte cose sono cambiate. È necessario quindi sfatare un mito tanto duraturo quanto falso: Cina e Corea del Nord non sono alleati. Esistono almeno tre ragioni che confermano la verità di questa affermazione. In primo luogo i due paesi non sono legati da alcun trattato militare che stabilisca un’alleanza di mutua difesa in caso di attacco esterno. Gli Stati Uniti invece sono legati da un’alleanza militare sia al Giappone che alla Corea del Sud. Addirittura in caso di guerra i militari statunitensi prenderebbero il comando dell’esercito sud-coreano. Un’evidente quanto imbarazzante privazione di sovranità a cui tuttavia l’apparato militare sudcoreano ha acconsentito. Inoltre, proprio perché non c’è alcuna alleanza militare tra i due paesi, Cina e Corea del Nord non eseguono esercitazioni congiunte. Gli Stati Uniti al contrario hanno intrapreso numerose esercitazioni di concerto con le forze armate sudcoreane, come è accaduto di recente in risposta ai test missilistici condotti dal Nord. In secondo luogo Cina e Corea del Nord non sono alleati perché i capi di stato (attuali) dei due paesi non si sono mai incontrati di persona. Anzi, ciò indica che tra i due vicini non scorre affatto buon sangue, altro che alleati. Infatti secondo Limes-Rivista italiana di geopolitica la Cina sarebbe addirittura un “nemico nascosto” della Nord Corea. Xi Jinping è stato eletto presidente della Repubblica Popolare nel 2012 mentre Kim Jong-Un è succeduto a suo padre a fine 2011. In ben cinque anni i due leader non si sono mai incontrati di persona. Dal canto suo Trump ha incontrato già due volte in meno di un anno il primo ministro giapponese Shinzo Abe. Infine, la Cina ha recentemente inasprito le sanzioni economiche approvate dalle Nazioni Unite. Se davvero fossero alleati la Cina non avrebbe varato nuove sanzioni, una decisione che di certo avrebbe seriamente incrinato l’alleanza.

Cina e Corea del Nord non sono in alcun modo alleati, anzi i rapporti diplomatici tra i due paesi sono piuttosto freddi. Eppure il mito dell’alleanza Cina-Corea del Nord è parecchio diffuso presso i mass media. Alcuni autorevoli quotidiani nazionali definiscono addirittura la Corea del Nord uno “storico alleato” della Cina, divulgando così informazioni erronee che creano un quadro distorto della situazione presso l’opinione pubblica. Allo stesso modo l’amministrazione americana, chiedendo continuamente a Xi Jingping di fare pressing su Kim Jong-Un, dimostra un imbarazzante deficit di conoscenza dei rapporti tra Cina e Corea del Nord. Al di là di tutto ciò non è comunque da escludere che Pechino possa in un qualche modo fare pressione su Pyongyang, soprattutto sfruttando la leva economica (la Cina è il primo partner commerciale della Corea del Nord). Tuttavia a differenza di quello che potrebbe pensare l’amministrazione Trump, un eventuale coinvolgimento cinese nella crisi non sarà di certo risolutivo. I nordcoreani non vogliono negoziare con i cinesi, né sentire quello che hanno da dire. Kim Jong-Un vuole dialogare con gli Stati Uniti e solo con loro. D’altro canto il programma missilistico e nucleare è stato sviluppato in funzione anti-americana, la Corea del Nord si sente minacciata dagli Stati Uniti, non dalla Cina né dalla Corea del Sud o dal Giappone. In conclusione, per risolvere la crisi, il presidente Trump, invece che invocare l’aiuto di Xi Jingping, dovrebbe indirizzarsi direttamente ai vertici nord-coreani per iniziare un dialogo incondizionato e tra pari.