Quando c’erano loro, non permettevano stupidaggini del tipo accoltellamenti o “stese”. Tenevano tutto sotto controllo, tutto doveva scorrere liscio non doveva volare una mosca perche l’unica cosa che contava, era il business. E se un “muschillo”,  all’epoca così venivano definiti i “baby boss”, si permetteva di fare una cazzata, veniva confezionato dal boss del quartiere, e spedito alla questura con tanto di scuse.

Ora che i boss sono tutti dentro, e non come vuol far credere qualche serie tv d’avanspettacolo che li vuole giustiziati dai baby, non ci sono più regole. L’unica regola è dimostrare di essere il più forte, a qualsiasi costo.

Ora che i clan sono privi delle leadership, si assiste alle emulazioni da quattro soldi di ragazzini che si atteggiano a “guappi di cartone”, anche per il semplice fatto che il fratello del cugino del cognato del nipote del boss del suo rione vive nel palazzo del cognato. Atti di pura ignoranza abissale che nascondono il bisogno di rivendicare il proprio stato sociale ma che nella loro goffezza e tristezza fanno danni irreparabili.

Vedi ad esempio il caso di Arturo, il diciassettenne accoltellato in via Foria a Napoli, la settimana prima di Natale. Venti coltellate senza motivo e con una ferocia da assassini, da un gruppetto di quattro ragazzini in cui forse il più grande era un suo coetaneo, mentre gli altri erano tutti più piccoli.

Di quella piccola banda di teppisti per ora è stato arrestato un quindicenne di cui non si conoscono le generalità, soprannominato “o’ nan” (il nano) e sui social, cosa ancor più grave, viene elogiato dagli amici ed innalzato a mito perché non si “canta” i suoi complici.

Vedi anche il 15enne finito sotto i ferri d’urgenza e altri due coetanei lievemente contusi solo perché sono fuggiti ed hanno trovato riparo in un bar dopo l’ennesima aggressione di una baby-gang a Napoli. Il branco, pare si trattasse di una quindicina di ragazzi, è entrato in azione in serata contro un gruppetto di adolescenti che se ne stava per i fatti suoi.

L’episodio si è verificato all’esterno della stazione della metropolitana di Chiaiano. Il ragazzo che ha riportato più danni dalle percosse ricevute ha dovuto subire l’asportazione della milza al termine di un intervento chirurgico d’urgenza nell’ospedale di Giugliano.

Ed infine, un aggressione filmata nel cuore di Napoli, nonostante esercito e carabinieri ai danni di ragazzini, fatta da ragazzini, sul lungomare Liberato, che di liberato ha soltanto il nome ormai.

E noi? Noi ad alzare sempre più l’asticella della normalità, a metabolizzare un tentato omicidio da parte di tre minorenni, normalizzare un asportazione di una milza, ma sopra ogni cosa, normalizzare la perdita della sicurezza delle nostre città.

E con la massima indignazione, degna del migliore leone da tastiera, lasciamo ad una legge,  che nulla farà contro questi teppisti data l’età, decida della nostra vita quotidiana consapevoli che si tratta di una legge totalmente decontestualizzata. Qualcuno, senza il minimo di coscienza, preso dalla foga della campagna elettorale, strumentalizza gli eventi decentrando il problema.

Allora si punta il dito contro la scuola, contro le forze dell’ordine, contro la mancanza di lavoro. Il paradosso di voler risolvere il problema da chi lo ha creato, permettendo lassismo, riassumendo la guerra in cui ci troviamo, in uno slogan efficace buono solo a far promesse e voti. Più scuola; Più posti di lavoro; Più sport; Più cultura. In realtà, non c’è un “Più” che valga rispetto ad un altro.

La verità è che c’è bisogno di tutti i “più” non ancora messi in campo fino ad oggi, perché se la foto è quella alla quale assistiamo tutti i giorni, una cosa è certa, lo stato ha fallito, noi tutti abbiamo fallito. Ha fallito su scuola, su lavoro, su sport, su cultura, ma soprattutto ha fallito sulla volontà di voler risolvere il problema della cultura mafiosa.

È pur vero che la mafia dà posti di lavoro, e smantellarla equivarrebbe ad avere migliaia di persone sotto i palazzi dello Stato a chiedere lavoro. Ma dobbiamo ammettere che questa è guerra, non si possono contrastare questi portatori sani di degrado con le librerie, questa è gente che non sa nemmeno leggere e, soprattutto, non vuole imparare a leggere.

Tutti a fare sempre lo stesso errore, a soffermarsi sulla vita di merda che fanno i delinquenti paragonandola alla loro,  pensando di poterli redimere dimenticando di quanti Arturo hanno pagato per le loro scelte. Questa è gente alla quale importa soltanto il potere e i soldi, importa delle auto, delle bottiglie magnum stappate nelle discoteche, delle ragazze che vedono nel matrimonio con un boss, il coronamento di una vita intera.

Se ne fregano se devono vivere rintanati o che gli ammazzano i figli, vivono così, e così vogliono vivere, lo hanno messo in cantiere. Il problema siamo Noi, loro sono molto più coerenti nelle loro scelte, nel loro modus vivendi. Siamo noi che non ci scandalizziamo più per aver perso la serenità e la normalità anche di passeggiare di notte al chiaro di luna in una delle città più belle al mondo.

Per noi ora è tutto normale che si contino centinaia di morti per droga, è tutto normale che le faide si ammazzino a vicenda, è tutto normale non mettere più orologi e gioielli, è tutto normale pagare i parcheggiatori abusivi, è tutto normale quello che in altre città è mortificante. È diventato tutto normale che magistrati non confermano arresti per 20 grammi di droga, perché ritenuti per uso personale.

E’ tutto normale che non si possa piu bere l’acqua dai rubinetti, perché si rischia morire di tumore 400 volte di più che in altre città d’Europa, che una questua venga spacciata per fantastica operazione di bonifica affidata a chi ha infossato quella merda.

E’ normale che vi siano stupri risarciti con 4mila euro ed  omicidi con 8mila euro.

E noi? Basta che succeda lontano da noi, il resto è social. In questo innalzamento della normalità e in questo totale lassismo della politica locale e nazionale, sfugge un piccolissimo e drammatico dettaglio. Questi baby coglioni saranno adulti tra poco e saranno quelli che andranno a chiedere le estorsioni, che con i soldi dello spaccio metteranno su i nuovi clan perché da giovani si sono dimostrati forti. Sono quelli che ricicleranno, che metteranno bombe, che rileveranno aziende sane e che inquineranno i territori.

Questi saranno tra poco, pochissimo i nuovi boss, ed allora, continuo a sostenere in maniera provocatoria, era meglio quando c’erano i boss, quelli con un codice d’onore, che con questi scarti della società,  non hanno nulla a che vedere.