A 7 anni Hassan era in fin di vita in Germania, malato di epidermolisi bollosa, una grave malattia genetica. Oggi, grazie al team di Michele dee Luca, che ha usato le cellule staminali e ha corretto un gene difettoso e ha fatto ricrescere tutta la pelle del bambino, oggi il bambino è tornato a giocare ed ad andare a scuola.

La storia di questo miracolo della scienza inizia nel 2015, quando Hassan si trovava in un letto d’ospedale a Bochum con il corpo fasciato come una mummia. Era stato dato per  spacciato. Due anni dopo essere scappato dalla Siria con i genitori e approdato in Germania, la sua malattia si era aggravata. L’epidermide, in mancanza di una proteina, non si lega al derma sottostante e la pelle  si sfarina, cade, proprio come le ali di una farfalla.

Ad ottobre del 2015, mentre Hassan si trova in fin di vita con l’80 per cento privo di pellle, piagato da febbre e infezioni, ridotto a 17 kg, a Modena Michele De Luca e Graziella Pellegrini salgono velocemente su un jet affittato per l’emergenza, destinazione Bochum. In mano, i due ricercatori del Centro di Medicina Rigenerativa dell’università di Modena e Reggio Emilia, hanno un contenitore per il trasporto degli organi. Dentro c’è la combinazione di due delle tecniche più pioneristiche della medicina moderna: cellule staminali e terapia genica. Messe assieme hanno permesso di ricostruire in laboratorio la pelle di Hassan, ma con il gene corretto. Quei lembi di epidermide, 4100 cm quadri, sono l’unica speranza per il bambino. Avviene immediatamente eseguita la prima operazione.

Poche settimane prima, dall’ospedale tedesco era arrivata a Modena la telefonata di uno dei chirurghi del bambino, Tobias Rothoeft: “Noi ci siamo sentiti di provare” racconta De Luca.

Dopo l’operazione, per sperare, è necessario che Hassan resti immobile. Per una settimana viene tenuto ancora completamente fasciato e in anestesia totale. “All’ottavo giorno, a Bochum, gli tolgono le bende. L’epidermide aveva attecchito. Non solo piccoli frammnti di pelle ma tutto il trapianto aveva funzionato. “E’ stata un’emozione indescrivibile” commenta De Luca.

Altri 3000 cm quadri vengono trasportati in Germania nel novembre del 2015. Hassan sta meglio, è senza febbre. Un terzo passaggio in sala operatoria avviene a gennaio del 2016 per gli ultimi 1400 cm quadri. A febbraio il bambino viene dimesso dopo sette mesi di ospedale.

“Mi sembra un sogno” commenta commosso il padre. “Sapevamo che si trattava di una cura sperimentale ma dovevamo tentare il tutto per tutto”. La pelle del bambino ora è elastica e resistente. Il suo futuro non prevede ricadute.

” Nella ricostruzione dell’epidermide con le staminali per gli ustionati abbiamo trent’anni di esperienza. An distanza, di soli ci sono problemi” spiega De Luca, che è attualmente il pioniere di questa tecnica nel mondo. “Prima di Hassan avevamo trattato altri due pazienti ma con superfici di epidermide molto ridotte. Ora siamo pronti per tentare nuove sperimentazioni. Nel caso di questo bambino sapevamo che il difetto riguardava un gene chiamato Lamb3. Per altre forme di malattia ci muoveremmo su un terreno più incerto, ma siamo pronti a provare”.

Di epidermolisi soffrono 1500 persone in Italia e 500 mila nel mondo. Il 40% non supera l’adolescenza. La tecnica è costituita nel prelevare un frammento di pelle del bambino. Da lì sono state estratte le cellule staminali. Un virus assemblato in laboratorio ha infettato le cellule inserendo nel loro genoma una copia del Lab3 corretto. Le staminali a quel punto sono state lasciate proliferare. In un mese hanno formato lembi di pelle sufficienti per il trapianto.

Anche Tobias Rothoeft ha qualcosa da aggiungere: “Il fatto che il paziente fosse un profugo siriano non ha contato per noi. Il bambino è stato accolto nel sistema sanitario tedesco e curato come avremmo fatto per qualsiasi essere umano”.