“Il tesoro di mio padre? Probabilmente c’è, ma io non ne so niente, non so se lo custodisca Matteo Messina Denaro.” Queste le parole della figlia del boss Totò Riina, deceduto lo scorso 17 novembre, in una intervista rilasciata per “M” il programma di Michele Santoro. Con una serie di “non so”,  l’erede del boss ignora ogni cosa nonostante il sequestro effettuato alcuni mesi fa dal Tribunale per le Misure di Sorveglianza di Palermo nei confronti della famiglia Riina, beni del valore di circa 1,5 milioni di euro.

L’ingente patrimonio del boss non si trova e viene difficile pensare che la famiglia non sappia nulla… La figlia di Riina però ha l’idea di chi possa gestire il tesoro, ma se così fosse sembra ancor più strano che la famiglia non si sia rivolta al diretto interessato per rientrare in possesso dei capitali ovunque essi siano. Oppure, fare il nome di Matteo Messina Denaro serve per “bruciarlo” di fronte all’organizzazione  che avrebbe così modo di “posarlo” (estrometterlo da Cosa Nostra) per indegnità come fecero con Gaetano Badalamenti. Così facendo, lo estrometterebbero dall’ipotetica corsa alla leadership della Cupola. È l’unico modo che avrebbe Cosa Nostra per toglierlo dalla corsa alla poltrona apicale, essendo un uomo d’onore (per eredità) è complicato “eliminarlo” definitivamente.

Matteo Messina Denaro non può entrare a Palermo e rimane ai margini della città, essendo stato Motisi il killer al soldo di Riina è solidale con la famiglia del boss corleonese. Trovare sostegno in Sicilia quindi, sembrerebbe quasi impossibile per il boss di Castelvetrano dunque meglio rivolgersi agli amici della ‘ndrangheta in grado di fornirgli protezione sia in Calabria che nel nord dell’Italia. È sempre Maria Concetta a parlare con gli organi di stampa, a lanciare messaggi più o meno velati, è lei la più titolata a farlo da quando il fratello Giuseppe Salvatore Riina ha ammesso in tribunale di aver preso parte a festini a base di cocaina, violando così una regola fondamentale di Cosa Nostra: un uomo d’onore non ammette mai le proprie responsabilità davanti la legge.

La famiglia Riina ha passato parte della latitanza in una villa a Mazara del Vallo, quindi è probabile che il tesoro si trovi in quella zona o dato in gestione a qualcuno di fiducia. Riina, intercettato in carcere dai pubblici ministeri del processo trattativa Stato mafia, disse: “Se recupero pure un terzo di quello che ho, sono sempre ricco.” Recuperare per reinvestire o per riempire la bacinella (la cassa) della famiglia. Per gestire un ingente patrimonio, servono professionisti insospettabili capaci di far sparire e suddividere il capitale in tanti investimenti puliti.

Prima di morire in un colloquio intercettato avuto con la moglie Ninetta Bagarella, Riina era preoccupato per “quelli che hanno i beni ma se li tengono e se li godono”. La preoccupazione di Riina forse è la stessa della figlia che fa il nome del superlatitante non per una mera intervista, ma a chi potrebbe darle una mano per recuperare il patrimonio di famiglia, di conseguenza, arrivare al potere all’interno della cupola. Infatti chi aiuta la famiglia Riina in un momento in cui la cupola deve gestire la delicata operazione della successione, sicuramente ci guadagna!