In pochi sanno chi era Daphne Caruana Galizia. In pochi conoscono la situazione dell’arcipelago di Malta, situato poco più a Sud della Sicilia. Eppure, oggi questi due elementi sono destinati a balzare in alto agli onori della cronaca.

Daphne aveva 53 anni ed era una semplice inviata di cronaca, una blogger, una giornalista investigativa. Amava semplicemente raccontare la verità, senza alcun filtro. Dopo una lunga indagine, lo scorso 20 aprile aveva pubblicato una serie di articoli sul suo blog personale. Prima di tutto, aveva scoperto che la società registrata a Panama Egrant Inc fosse di Michelle Muscat, moglie del premier maltese Joseph Muscat. Tale azienda avrebbe avuto rapporto economici diretti con la Al Sahra, altra realtà appartenente ad una personalità importante dell’Azerbaigian e con registrazione a Dubai. In pratica, c’era un accordo ben poco lecito tra il regime azero e i vertici politici di Malta.

Subito dopo la pubblicazione, il presidente della banca azera, l’iraniano Hashemihejad, era uscito dalla sede da una porta secondaria, portando con sé valigie sospette. Forse erano i documenti dell’operazione finanziaria illecita, forse chissà. Tuttavia, Daphne Galizia aveva scelto di non fermarsi. Anzi, la reporter aveva avuto un ruolo di primo piano nell’inchiesta Panama Papers e denunciato le malefatte di diversi politici della sua nazione, proprietari di aziende-ombra in veri e propri paradisi fiscali. La giornalista indagò anche su Adrian Delia, leader del partito di opposizione, riguardo a vicende poco chiare inerenti ad un traffico di sostanze stupefacenti.

Quindici giorni fa, la Galizia aveva sporto denuncia alle autorità competenti per minacce di morte. L’ultima sua apparizione sui social network risale alle 14.35 di oggi, nella quale ha parlato del processo al collaboratore di Muscat Keith Schembri per corruzione e alla testimonianza in tribunale di Simon Busuttil, altro capo dell’opposizione. Pochi minuti dopo, la tragedia. A bordo della sua Peugeot 108 e a due passi da casa sua, la giornalista è stata uccisa da un’autobomba che l’ha fatta esplodere. Come sottolineato dalla testata Politico.eu, era considerata come una delle “personalità che stanno agitando l’Europa”. La sua morte è un altro duro colpo al vero giornalismo, quello fatto di inchieste scomode e del coraggio di affermare la verità. Così com’è, senza alcun filtro. Senza aver paura di scoperchiare il cosiddetto Vaso di Pandora.