L’Italia si è trasformata in un paese importatore di associazioni criminali. Come se non bastassero quelle autoctone: siamo invasi dalla mafia nigeriana, quella cinese e dalla mafia albanese. Proprio quest’ultima sta prendendo piede non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa aprendo contatti persino con il Sud America.

Lungo tutto lo stivale, la mafia Albanese gestisce il narcotraffico e la prostituzione diventando, nel tempo, il ponte necessario per la mafia dei Balcani e per il transito di armi ed esplosivi. È simile come struttura alla ‘ndrangheta, infatti le famiglie mafiose  sono costituite prevalentemente dai vincoli di sangue e da una omertà consolidata. Proprio per tale similitudine, tra calabresi ed albanesi si è costituita una sinergia criminale molto potente che li vede cooperare nel traffico di droga senza pestarsi i piedi l’uno con l’altro, come se ci fosse un patto stipulato tra le due compagini criminali.

Spesso sono le ‘ndrine a rivolgersi alla mafia albanese che oramai ha referenti anche in Spagna, Olanda, Belgio e Germania. È riuscita persino a sbarcare in Sud America dove  gestisce il traffico di cocaina diretto dalla Colombia in Europa. È una diretta competitor delle ‘ndrine e, alla lunga, una delle due dovrà prevalere altrimenti potremmo assistere in uno scontro cruento tra le due fazioni. Allo stato attuale tutto sembrerebbe filare liscio con un tacito patto di mutua assistenza sia nel vecchio che nel nuovo continente.

I clan albanesi gestiscono il traffico di marijuana a tal punto da diventare i più grandi produttori d’Europa. Le ‘ndrine, collegate alla cosca dei Mancuso, acquistano dai cartelli albanesi circa 5 tonnellate di marijuana ogni tre mesi e provvedono a smerciarla nelle piazze italiane soprattutto nel Nord Italia. Il sodalizio creato con i calabresi ha fatto si che le due mafie si parlassero direttamente senza l’intermedazione della mafia pugliese.

Solitamente i carichi transitano dal porto di Durazzo oppure vengono trasportati con voli ultraleggeri che sfuggono ai controlli radar e non necessitano di aereoporti per gli atterraggi. È un metodo vecchio ma sempre efficace, utilizzato a suo tempo da Pablo Escobar per il trasporto della cocaina. Tutto ciò produce ingenti capitali sporchi che la mafia albanese provvede a riciclare nel nostro territorio con investimenti immobiliari e in strutture ricettive nelle zone balneari del Sud Italia.

La loro potenza economica rappresenta un pericolo per le mafie nostrane e potrebbero non essere così accondiscendenti come si stanno dimostrando tutt’ora. Almeno fino a quando gli farà comodo la “manovalanza” della mafia albanese tutto filera’ per il verso giusto.