Si era presentato con quella faccia pulita da bravo ragazzo 22enne, studente universitario; indignato aveva chiesto di essere valutato per le sue capacità non per il suo cognome. Detto fatto: ha evidenziato doti simili a quelle del padre Francantonio Genovese, condannato in primo grado per truffa ad 11 anni di reclusione.

Il neo deputato regionale Luigi Genovese, ottenute oltre 17.000 preferenze alla sua prima elezione eletto nelle file di Forza Italia, rampollo della nota dinastia Genovese, nipote del Senatore Luigi Genovese e dell’ex ministro Nino Gullotti, è finito nel registro degli indagati unitamente al padre ed alla madre, per riciclaggio, autoriciclaggio ed evasione fiscale.

La Guardia di Finanza, in esecuzione ad un provvedimento disposto dal procuratore Sebastiano Ardita, ha posto sotto sequestro preventivo, la Villa di Ganzirri dove vive la famiglia Genovese, alcuni appartamenti tra Taormina, Roma e Messina, le quote societarie della Gepa trasferite dal padre Francantonio al figlio Luigi, fondi esteri per 16 milioni di euro schermati tramite una polizza assicurativa accesa attraverso un conto svizzero presso la Credit Suisse Life Bermuda Ltd. ed in parte trasferiti in un conto monegasco riconducibile ad una società panamense, la Palamrich Investments, controllata da Francantonio Genovese e dalla moglie Chiara Schirò. Un sequestro mai effettuato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina: circa 100 milioni di euro.

Il giovane Genovese, in campagna elettorale, aveva dichiarato che “la politica è un servizio e i Genovese sono per Messina, una costante, un punto di riferimento.” Le oltre 17000 preferenze hanno dimostrato che punto di riferimento rappresenti il giovane Luigi nel nome del padre.

Ha affermato inoltre che non c’è giorno in cui un messinese non chieda e non abbia una parola di conforto, un aiuto o un consiglio, favori che hanno avuto una riprova nelle numerosissime preferenze date ad un ragazzo alla sua prima esperienza politica. Consigli che dispensavano anche i cugini Salvo, o i fratelli Calderone che si ritrovavano la fila fuori dal loro ufficio di persone che avevano bisogno di consigli.

Luigi Genovese è il quarto consigliere Regionale Siciliano a finire inquisito. E’ proprio vero la mela non cade lontano dall’albero, e di padre in figlio la tradizione nel riciclare ed occultare ingenti capitali al fisco continua… e non finisce qui!