Lui è tornato. A dire il vero, non è mai andato via. In più di venti anni ha lasciato le orme ovunque. Ora, liftato e bello come il sole, con le unghie curate e i denti arrotati, si palesa. Ha lasciato il dietro le quinte per garantire la presenza. Piaccia o meno (meno, meno) c’è, se candidabile, non conta. Basta una piazza per rinnovarne i fasti. Musumeci zoppica? Arriva lui, in teatro, come si conviene ad un attore consumato e spande il verbo. I possibili alleati sono altrove, a tirare le file del SUO centrodestra (lo ha creato lui, non dimentichiamolo) e sperano di non essere offuscati dalla sua aureola.

Lui è tornato, l’uomo dalle mille contraddizioni, che ha detto tutto ed il suo contrario, che ha promesso la luna e non l’ha mai raggiunta; il leader indiscusso del suo giocattolo politico, un partito azienda con il brand ancora vincente.
Europeista convinto, odiatore della regina tedesca ma pronto a trovarla graziosa se serve. Per ogni platea ha il suo discorso.

Negli anni è stato contro l’euro, salvo poi consideralo inamovibile; contro “questa Europa” senza mai mollare il PPE. Liberista, anti Stato, reaganiano e thatcheriano, con ricette succose per il popolo che i SUOI media hanno plasmato. Mentre la sinistra lo rincorreva per distruggerlo, lui l’ha raggirata, nazarenamente. Ha applaudito al loro caro leader, ci ha patteggiato e lo ha mollato, forse, quando la stella si stava spegnendo. A destra ha lavorato di fino, rendendosi indispensabile, buttando sulla scena personaggi che mai lo avrebbero offuscato, appoggiando o denigrando chi lo contrastava, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Le politiche si avvicinano, Berlusconi non ha niente da perdere, giocherà l’ultima partita da probabile vincitore. Lo farà per contenere i cinque stelle (il Pd riesce benissimo ad eliminarsi da solo), terrà a bada la concorrenza interna alla coalizione, pena la caduta di tutte le Regioni in cui è presente. Darà qualche contentino per tenere buoni i malpancisti ma detterà la linea.

Il suo governo cadrà? Possibile ma darà la colpa ai traditori, lui non se ne riconoscerà mai una.
Lui è tornato, l’azienda Berlusconi è in campo, reale e virtuale. Spenderà tutto il possibile per rilanciare l’immagine azzurra, giocando sul convincimento che è meglio l’originale di un clone.
L’errore è stato sottovalutare un vincente e sperare nel suo rassegnarsi all’oblio. Ma, di errori, ormai ne vediamo tanti e ne subiamo le conseguenze. Buon 1994… ops, 2017