Per anni la Lega ha portato avanti la battaglia per ottenere il federalismo, enti autonomi confederali che gestiscono autonomamente le proprie risorse senza dipendere dallo Stato centrale. E chi lo dice a Salvini che nella sua terra c’è chi è riuscito a realizzarlo? Infatti la ‘ndrangheta ha ottenuto un federalismo criminale che la rende autonoma dalla casa madre: la Calabria.

La ‘ndrangheta è da decenni radicata in Lombardia soprattutto nelle piccole e medie realtà, creando dei capisaldi strategici e dei veri e propri fortini. È terra di ‘ndrangheta seconda solo alla Calabria e gli interessi delle cosche si sono concentrati nell’edilizia, nella ristorazione, nella gestione dei locali notturni trovando terreno fertile in alcuni soggetti appartenenti alle istituzioni come all’imprenditoria. È diventato un crimine in stile franchising nel quale alcune cariche pubbliche sono al servizio dei clan, come è accaduto a Desio dove gli appalti venivano dirottati agli amici della ‘ndrangheta.

Il boom delle ‘ndrine in Lombardia avvenne nel 1976 quando il Crimine di Polsi, il consiglio dei boss calabresi, crea una “Camera di Passaggio”, ossia un organo con una propria gerarchia (il Capo, il Contabile e il Maestro Generale) e con il compito di sovraintendere alla nascita di nuove locali. Le locali lombarde dipendono dalla Calabria dagli anni 80, quando il boss Giuseppe Mazzaferro riesce a federare quasi tutte le locali lombarde alla “Camera di Controllo” in grado di conferire le doti, i gradi agli affiliati e autorizzava nuove locali senza dipendere dalla Calabria. Una rivoluzione criminale mai riuscita a Cosa Nostra che, quando era più presente in Lombardia, dipendeva direttamente dalla famiglia di riferimento in Sicilia.

Dopo estenuanti trattative durate anni ed un accordo raggiunto con il Crimine di Polsi, le locali ottengono la tanto agoniata autonomia. La “Lombardia” è l’ente autonomo lombardo del crimine calabrese dislocato in tutta la regione. Ogni locale è autonoma per quanto riguarda gli affari, ma appartiene ad una organizzazione federale che agisce in rete.

Il “Crimine” come la “Provincia” hanno un ruolo decisivo sul piano organizzativo in quanto funge da garante delle regole della ‘ndrangheta, nomina i capi delle locali e conferisce le cariche. La raggiunta autonomia ha fatto ancor di più proliferare le locali: Cormano, Bollate, Bresso, Corsico, Legnano, Limbiate, Solaro, Pioltello, Rho, Pavia, Canzo, Mariano Comense, Erba, Desio e Seregno sono salite spesso agli onori della cronaca per operazioni della DIA e per arresti anche di amministratori pubblici collusi con la criminalità.

La Lombardia rimane un ottimo rifugio per i latitanti, anche per i cugini siciliani, in quanto possono godere di una rete di protezione fitta ben organizzata. Non c’è dubbio che le ingenti somme a disposizione della criminalità confluiscano in società quotate in borsa come in medie e piccole attività commerciali spesso intestate a prestanomi. Il crimine è riuscito ad attuare ciò che il governo lombardo auspica da molti anni, ovvero l’idea del federalismo solo che è stata applicata dalla parte sbagliata.