Nel precedente articolo abbiamo visto come siano diversi i due “racconti dell’infanzia” di Luca e Matteo: a tacer d’altro, uno tutto incentrato su Maria, l’altro sui sogni di Giuseppe. Eppure, questi due racconti così distanti concordano proprio sul particolare più incredibile per la scettica mentalità moderna, cioè il concepimento virginale di Maria.

Lc 1,30-35: “l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio…”.

Mt 1,18-24: “così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo… Mentre [Giuseppe] stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”.

Nel corso dei secoli, soprattutto degli ultimi due secoli, le spiegazioni pseudo-razionali che sono state date a questa seducente concordanza sono state essenzialmente due. La prima suppone, in sostanza, una storica illegittimità di Gesù, che sarebbe stata “giustificata” a posteriori con la storia del concepimento virginale. Senonché, non vi sono dati testuali che facciano supporre dicerie sulla regolarità della nascita di Gesù coeve a Gesù stesso; anzi, lo stesso Mt 13,54-56, quando racconta dello scandalo degli abitanti di Nazareth nel sentire il Cristo predicare nella loro sinagoga, scrive: “venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?”. Inoltre, laddove tali dicerie fossero esistite, l’invenzione di una storia come quella del concepimento virginale le avrebbe piuttosto rafforzate, anziché combattute: prova ne siano le storie sul soldato romano Panthera – o Ben Panthera – create nel Medioevo dalla propaganda giudaica.

La seconda, assai più seria, parte dal preconcetto di una tendenza degli evangelisti a modificare o sottolineare alcuni particolari secondari della narrazione per accordarli con le profezie dell’Antico Testamento. Per esempio, Mt 21,3 fa entrare Gesù a Gerusalemme con un’asina e un puledro, in coerenza con una lettura (errata) di Zc 9,9; Gv 19,23-24 racconta l’aneddoto della tunica di Gesù giocata ai dadi dai legionari romani per collegarlo con il Salmo 22 (guarda caso, proprio quello che Gesù recita sulla croce, nella redazione di Marco: ma questa è un’altra storia). Ecco allora che, dicono i sostenitori di questa tesi, Matteo (ma perché anche Luca?) inserisce il concepimento virginale per richiamare il celebre passo di Isaia: “pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepisce e partorisce un figlio, che si chiamerà Emmanuele” (Is 7,14).

Ad una attenta analisi dei testi, però, ci rendiamo conto che il meccanismo letterario funziona esattamente all’opposto. Non è la realtà ad essere piegata al testo, ma il testo alla realtà. Matteo è uno scriba ebreo convertito al cristianesimo, di grande cultura, e sa benissimo che Isaia non ha scritto alcunché a proposito di concepimenti – o, addirittura – parti virginali. Isaia, semplicemente, dice che (quella che ora è una) vergine concepirà e partorirà (dopo essersi sposata) un figlio al re. Tant’è vero che usa un termine che significa semplicemente “ragazza” (almah), senza implicazioni sessuali (betulah). Per traslare leggermente il significato del testo, Matteo si serve della traduzione greca dei LXX della Bibbia, che utilizza il termine parthenos (vergine, appunto) invece di neanis, come fanno per esempio Teodozione o Aquila, nelle loro versioni del Vecchio Testamento (Aquila, tra l’altro, è un cristiano quasi coevo di Matteo).

E allora? E allora la spiegazione può essere soltanto una. Maria ha davvero concepito virginalmente Gesù, il Figlio di Dio. L’impossibile è l’unico razionale.