Si resta sbigottiti ad osservare i preparativi dei soggetti politici in vista delle elezioni, la scelta dei leader da proporre alla guida del Paese, l’elaborazione di piattaforme programmatiche, le ipotesi di alleanze.
È un’Italia dei secoli bui, un tempo rappresentata da De Gasperi, Nenni, Togliatti, Moro, Craxi e Berlinguer, ed oggi chiamata ad arrovellarsi sulla competenza dei dioscuri Di Maio e Salvini, o a raccogliere la sfida di un redivivo Berlusconi, mentre la sinistra si consuma in un’estenuante guerriglia e si contorce nelle sue masturbazioni ideologiche.

Un panorama desolante di trionfante mediocrità, di cultura profanata, di omuncoli gracidanti in una palude mefitica, dalla quale esalano minacce di devastazione della decenza, del buon senso, del decoro istituzionale.
Improbabili personaggi, che recitano da protagonisti in un retrobottega della politica, con toni da avanspettacolo di periferia e dovrebbero domani prendere in mano il nostro destino, rappresentarci nei consessi internazionali, gestire una già claudicante economia, disegnare il futuro per i nostri figli.

Rozzi, sgrammaticati, elementari nei contenuti, approssimativi nelle proposte, incolti e desiderosi di mescolarsi al peggio che si muove nella nostra società, trasmettendole messaggi di primordiale banalità.
Così la violenza verbale si è sostituita al pacato ragionamento, la contumelia al confronto delle idee, la minaccia urlata alla proposta. Ed una sedicente classe dirigente, sguaiata ed improponibile, alle elites del pensiero, del lavoro, delle carriere.
Siamo messi così e fa tanto male doverlo denunciare.

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Vincenzo Benedetto, avvocato penalista del foro di Milano, politico, opinionista, scrittore.