Sì ritorna a parlare della strage di Bologna. La Procura Generale di Bologna ha avocato il procedimento e vuole vederci chiaro su chi finanzio’ la strage. Il 2 Agosto 1980 a Bologna, una pagina oscura della storia della nostra Repubblica, l’attentato provocò 85 vittime e oltre 200 feriti. Furono utilizzati 23 Kg di esplosivo tra tritolo e T4 di conseguenza furono condannati in via definitiva: Valerio Fioravanti e Francesca Membro, neofascisti dei Nar. Licio Gelli, gli ufficiali del SISMI, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza collaboratore del SISMI, furono condannati per il depistaggio nelle indagini.

La Procura Generale di Bologna ha avviato una rogatoria per verificare un passaggio di denaro avvenuto nel 1982 da Licio Gelli. Quando venne arrestato a Ginevra, a Gelli fu sequestrato un documento che riportava l’intestazione “Bologna Bologna 525779 X S” di un trasferimento di 13.970.000 dollari dalla banca Usb di Ginevra a più soggetti indicati in codice. Trasferimenti avvenuti tra luglio e settembre 1980 passando dalle collegate estere del Banco Ambrosiano a soggetti vicini a Gladio e ai Servizi Segreti. Un documento che comprova il coinvolgimento di Licio Gelli nonché finanziatore e mandante della strage.

Sino ad ora questa ipotesi non è stata presa in considerazione  dalla Procura di Bologna, dopo 36 anni dal ritrovamento  di quel documento bancario, la magistratura vuole verificare fino in fondo ed accertare se quell’ingente trasferimento di denaro ha effettivamente finanziato l’attentato avvenuto alla stazione di Bologna. Licio Gelli, il venerabile della loggia massonica Propaganda due, aveva tutti gli interessi per finanziare l’attentato nel quale neofascisti, servizi segreti deviati e massoneria hanno compartecipato all’attentato; il fine di Gelli era di procurare destabilizzazione al paese per attuare il suo piano di rinascita democratica.

L’esplosivo utilizzato il T4 insieme al tritolo, stranamente viene adoperato in altre stragi: come la strage del Rapido 904 e quella di Via D’Amelio, lo stesso esplosivo lo troviamo anche negli altri attentati falliti: dell’Addaura e gli attentati del 1993. Tutte accomunate dallo stesso tipo di esplosivo, tutte segnate dalle tracce indelebili dei servizi segreti deviati che hanno agito per destabilizzare il paese e la vita politica, gestiti da quei oscuri mandanti che, le associazioni dei familiari delle vittime dei vari attentati, hanno diritto di vedere alla sbarra.