Sono tempi di euroscetticismo. L’impianto costituzionale dell’Unione Europea viene messo in discussione da diversi fronti. Dai flussi migratori alle rivendicazioni sovraniste, dal populismo al reazionarismo, diverse forze in gioco indeboliscono la comunità europea rendendola incapace di mostrarsi coesa di fronte alle sfide del mondo contemporaneo.

E’ difficile rintracciare nel presente una realtà in cui abitudini civili siano state cosi diffuse come nell’Europa contemporanea. Su questo argomento sorge un primo spunto di riflessione che ci fa capire il ruolo dell’Unione Europea in mezzo a un mondo insostenibile. Nonostante, qualcosa impedisce al cittadino europeo di apprezzare la realtà di una società pacificata nella quale, anche se c’è tanto da migliorare, si esercitano i diritti e le libertà fondamentali assenti in altre parti del mondo.

Purtroppo, la distanza di alcune generazioni dall’ultima tragedia che ha insanguinato l’Europa fa sì che si dia per scontata l’esistenza di una società pacificata e non si riconosce alla comunità europea il merito di pacificare le relazioni tra paesi che, di volta in volta, si facevano la guerra. Disinnescare i potenziali conflitti tra gli Stati è un merito che non viene riconosciuto alla Comunità Europea. Altre generazioni, invece, sono abbastanza consapevoli di tutti gli sforzi che servono per costruire quella preziosa pace che oggi appare come una condizione naturale della nostra civiltà.

Se invece volgiamo lo sguardo al resto del mondo, possiamo notare le difficoltà in diverse regioni che sono in perenne conflitto. Senza approfondire molto nei dettagli e, ammettendo la presenza di eccezioni e particolari, se osserviamo un quadro generale delle diverse regioni nel mondo, possiamo notare alcuni particolari:

a) Aldilà degli interessi internazionali che spesso impediscono il raggiungimento delle trattative nei diversi conflitti, l’incapacità dei governi di realizzare accordi che vengano poi rispettati dalle parti, aumenta la propensione al conflitto tra gli stati del Medio Oriente.

b) Osservando diverse realtà dell’America Latina e dell’Africa, notiamo invece che la pretesa delle classi politiche di imporre la democrazia dall’alto senza adoperarsi nella costruzione di una cultura fondata sui diritti e le libertà fondamentali, ha reso instabili i rispettivi sistemi politici lasciandoli sempre esposti al costante ritorno degli autoritarismi. Tra i fattori che contribuiscono all’instabilità nel continente, ci sono le profonde e incolmabili ineguaglianze che colpiscono i diversi paesi della regione.

c) Nel continente asiatico, invece, la povertà e il sottosviluppo – condizioni sociali prevalenti anche nei casi precedenti – vengono affiancate dall’analfabetismo, dal lavoro minorile che soltanto in India costituisce un quinto del PIL, dall’arruolamento di bambini soldati da parte dei diversi gruppi armati e, in termini generali, lo sfruttamento della manodopera ha raggiunto i livelli dello schiavismo.

d) In Oceania invece, vale sottolineare il particolare caso dell’Australia, meta ambita da tanti europei che la vedono come un posto ideale nel quale trovare delle opportunità. Economicamente, l’Australia sembra molto più stabile delle diverse regioni menzionate, ma il paese accusa una profonda divisione sociale tra gli aborigeni – che vivono in condizioni del terzo mondo – e il resto della popolazione. Queste etnie, come gli immigrati delle diverse isole oceaniche, sono vittime di una profonda discriminazione da parte della società e le autorità australiane.

Per motivi di spazio, non approfondiremo in quella che può definirsi una questione sociale in corso negli Stati Uniti, dove, a partire dal governo Trump si sono messe in evidenza diverse fratture sociali già in corso nel paese. Sono anche da riconoscere, ovviamente, le diverse eccezioni all’interno di delle regioni elencate. Allo stesso tempo, tali eccezioni rappresentate da alcuni paesi che sono molto avanti rispetto al resto, sono la prova di una mancata integrazione che offra stabilità e sviluppo per le regioni nel loro complesso.

Con questo quadro, certamente superficiale, non pretendo indurre del conformismo rispetto all’attuale situazione di un’Europa che ha tante cose da cambiare, ma di offrire un punto di vista che ci permetta di superare la miopia che caratterizza l’assetto politico attuale, e cioè, l’incapacità di guardare oltre per capire quanto sia importante l’esistenza della comunità europea in mezzo a un mondo insostenibile.

Non si tratta di una visione eurocentrista del delle cose, ma la comunità europea, fondata sui diritti umani e le libertà fondamentali, resta un esempio valido per il resto del mondo. Infine, l’umanità ha bisogno di un’Europa civile e unita che si confronti a viso aperto con il resto del mondo.

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Estefano Soler Tamburrini, nato il 25.08.92. Ex dirigente studentesco nel 'Movimiento Estudiantil', Venezuela.(2014-2015) Studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all'Università di Bologna (2016 - oggi)