La cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali in Corea del Sud si è rivelata occasione per accendere i motori della diplomazia. Kim Yo-jong, sorella del dittatore Kim Jong-un, è stata invitata dal presidente sudcoreano Moon Jae-In a Pyeongchang per assistere alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Durante l’evento i due si sono stretti cordialmente la mano. Per la prima volta da quando la Corea è stata divisa in due, un membro della famiglia Kim si è recato in visita al Sud.

Ma la stretta di mano tra Moon e la sorella di Kim è stato solo l’inizio. Sabato il presidente sudcoreano ha invitato la delegazione di politici nordcoreani alla Casa Blu, la residenza presidenziale, per un pranzo. Giunta alla Casa Blu, in testa alla delegazione, Kim Yo-jong ha consegnato al presidente Moon una misteriosa cartellina color blu contenente un messaggio scritto a mano dal leader supremo nordcoreano Kim Jong-un. Il messaggio propone un incontro tra i leader delle due Coree da tenersi “il più presto possibile”. Kim ha invitato il presidente Moon a Pyongyang. Secondo indiscrezioni il presidente sudcoreano avrebbe già accettato. D’altro canto Moon, eletto lo scorso maggio, ha basato la sua campagna elettorale sull’impegno a normalizzare le relazioni tra le due Coree, puntando su cooperazione economica e dialogo, con l’obiettivo di alleviare la tensione nella penisola più calda del mondo.

Se tale incontro andrà in porto sarebbe la terza volta in settant’anni che i leader delle due Coree si incontrano di persona. La prima volta fu nel 2000 quando, nell’ambito della cosiddetta “sunshine policy”, il presidente sudcoreano Kim Dae-jung, che in seguito per la sua politica di riavvicinamento avrebbe vinto il premio Nobel, incontrò il leader supremo nordcoreano, all’epoca Kim Jong-il, padre di Kim Jong-un. Poi nuovamente nel 2007 il presidente sudcoreano, questa volta Roh Moo-hyun, si recò in visita al Nord. Successivamente, dopo quasi dieci anni di presidenza conservatrice, i rapporti tra le due Coree si sono congelati.

“Oggi le relazioni possono migliorare in fretta e si può aprire un nuovo capitolo di unificazione” ha commentato Kim Yo-Jong. La prospettiva futura di un incontro tra i leader delle due Coree è certamente una buona notizia, dopo mesi di tensione e lanci missilistici, che favorisce la descalation nella regione. Ma la risoluzione della crisi coreana non passerà per la Casa Blu, bensì per quella Bianca. Infatti, i nemici esistenziali del regime nordcoreano sono gli Stati Uniti, mentre la Corea del Sud è considerata solo una “marionetta degli imperialisti americani” ed è proprio per difendersi dagli americani, i quali schierano truppe in Sudcorea, che Pyongyang ha sviluppato il suo arsenale missilistico-nucleare. Il presidente Moon, parlando con la sorella di Kim, ha sollecitato la Corea del Nord ad aprire il dialogo anche con gli Stati Uniti ma se l’amministrazione americana si è mostrata ostile alla ripresa del dialogo tra le due Coree figuriamoci se si siederà a un tavolo a negoziare con i nordcoreani.

In conclusione il riavvicinamento tra Nord e Sud è un’ottima notizia e potrebbe aprire un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due paesi, fatto di cooperazione e ascolto reciproco. Ma come ha commentato Andrei Lankov, docente russo a Seul e grande conoscitore di Corea: “il problema non cambia: è improbabile che qualcosa di sostanziale possa essere concordato tra Nord e Sud, qualunque accordo dev’essere tra Pyongyang e Washington”. Quindi, finché non si apriranno i negoziati tra Stati Uniti e Corea del Nord, la penisola asiatica è destinata a rimanere un focolare di tensione geopolitica.