L’unica vittima accertata nella bufera mediatica scatenata dal servizio delle Iene si chiama Fausto Brizzi, il regista accusato di molestie da una decina e più di ragazze; il numero delle accusatrici è al momento in costante aggiornamento. La bufera si sta consumando nel tribunale mediatico della televisione e dei media in generale, senza peraltro, ed è il fatto più sorprendente, che vi sia una sola denuncia a carico del regista, una prova per intenderci. Il tribunale è stato eletto in tv. La stessa Clarissa Marchese, la prima accusatrice che ha dato inizio alla bufera show insieme con le Iene, ha ribadito per l’ennesima volta, nei salotti televisivi del gossip, “di non essere stata toccata da Brizzi, che non c’è stata alcuna violenza”; la Marchese ha dichiarato per l’ennesima volta che “non ho denunciato perché che cosa portavo ai carabinieri?”.

Lo scrivemmo qualche settimana fa a proposito di Weinstein: ogni atto di violenza, abuso, sopruso, va condannato senza appello, evitiamo perciò di ripetere cose già dette al riguardo.

Ma ora crediamo sia lecito quanto doveroso cominciare a mettere i puntini sulle i, dato che noi non facciamo gossip per il semplice fatto che il gossip non ci interessa. Ma ci piace vedere chiaro. Evitando di parlare di stupro, dato che per fortuna in tutta questa vicenda, quella italiana almeno, non c’è stato un solo episodio di stupro, allora ci chiediamo: in tutta questa vicenda dove per fortuna non c’è stato lo stupro, ci sono state le avances oppure ci sono state le molestie?

Che cos’è una avance? L’avance è un corteggiamento. Nulla di più. Che cos’è la molestia, quella a sfondo sessuale? La molestia, quella a sfondo sessuale, comincia quando cominciano ad allungarsi le mani sull’oggetto desiderato, per intenderci quando la futura vittima comincia a ricevere la palpatina eccetera eccetera. Nella vicenda Brizzi pare ci siano state l’una e l’altra ossia l’avance e la molestia. Ma l’avance, l’abbiamo detto, è un corteggiamento e nulla di più e quindi non va nemmeno considerato.

Brizzi nega categoricamente di aver mai avuto “rapporti non consenzienti o condivisi”, ma sono ben dieci, e la lista si aggiorna, le attrici (sconosciute) che lo accusano di molestie.

Dicevamo, tutto si sta consumando in tv e sui media, dalle accuse rigorosamente a viso coperto, ai servizi ai dibattiti al processo bello e buono alla condanna, ed è probabilmente questa la cosa che non va. Perché quando c’è una violenza, una qualsiasi violenza, si va dai carabinieri e si denuncia, non si parla davanti ai microfoni delle Iene col volto coperto. Perché quando c’è una violenza, una qualsiasi violenza, si va dai carabinieri e si denuncia, non si va a parlare col volto coperto nei salotti televisivi. Ma soprattutto perché quando c’è una violenza, una qualsiasi violenza, l’eventuale processo che ne consegue si fa nei tribunali, quelli veri, non nei salotti televisivi o sui giornali o su facebook.

Ma se nel caso di Weinstein ci sono nomi di fama mondiale, nel caso di Brizzi le attrici (sconosciute) pare siano varie ex troniste o veline (è lo stesso), questa la differenza, per cui parlare di Brizzi come del Weinstein italiano  è davvero fuori luogo.

Ad ogni modo, tutte le accuse di queste attrici sconosciute (sconosciute perché non hanno mai recitato) sono vere o sono false? Ci sono stati davvero episodi di violenza, com’è una molestia a sfondo sessuale, il che è deprecabile, oppure si è scatenata una nuova moderna, mondana, chiacchierona quanto pericolosa catena di S. Antonio, dato che la vicenda è diventata “virale” come si usa dire oggi? Di sicuro la carriera di Brizzi ha avuto una forte battuta d’arresto. Questo è per ora l’unico dato certo.

Una contraddizione emerge, ed è una contraddizione più grande di dieci castelli messi assieme, assimilabile persino dal cervello di una gallina: in un tempo ossia in un contesto socio-culturale come quello attuale, dove le ragazzine, già dalle scuole medie te la sbattono in faccia, e dove S. Maria Goretti è solo un santino simpatico e nulla di più, tutta questa “purezza” violata, questa pudicizia sbandierata e proclamata e difesa davanti ad un pubblico più o meno vasto, fa davvero pensare… Francamente fa ridere. Non è vero piuttosto che si comincia a sentire puzza di maniacalismo e voglia di protagonismo e voglia di vendetta da parte di chi non è restata davanti ad una macchina da presa perché non aveva la stoffa da poter restare davanti ad una macchina da presa? E magari ora va in cerca di qualche riflettore? E non è piuttosto strana questa voglia di burrasca a ciel sereno, perché la tempesta è bella, ci piace, fa audience, fa parlare e fa gridare? Peccato che tutto questo può rovinare la vita personale ed artistica delle persone. E lo sta facendo.