Ieri si è tenuta la cerimonia di apertura della 23° edizione dei Giochi olimpici invernali. Quest’anno la manifestazione si tiene a Pyeongchang, una cittadina di poche migliaia di abitanti situata in Corea del Sud. Ma in questa edizione dei Giochi olimpici non si parlerà solo di sport, infatti politica e diplomazia sono stati due temi centrali della cerimonia di apertura che hanno fatto puntare i riflettori internazionali sugli spalti rubando la scena e i titoli di giornale agli atleti che hanno sfilato.

Quelle di Pyeongchang 2018 saranno ricordate come le “olimpiadi del disgelo”, non letterale, ovviamente, ma politico, tra le due Coree. Durante la cerimonia di apertura gli atleti di Corea del Nord e del Sud hanno sfilato assieme, sotto un’unica bandiera dallo sfondo bianco e con al centro la penisola coreana di colore azzuro, unita, senza confini. La delegazione degli atleti coreani è stata guidata dai due portabandiera: Won Yun-jong, bobbista sud-coreano di 33 anni, e Hwang Chung-gum, giocatrice di hockey nord-coreana di 22 anni. Dietro di loro, la delegazione coreana unita, imbacuccata e vestita con vistosi piumini bianchi, sorridente mentre salutava la folla sugli spalti.

Terminata la sfilata degli atleti, le telecamere spostano i loro obiettivi sulle tribune, proprio dove siede il presidente sud-coreano Moon Jae-in. Il presidente si alza, si gira di spalle e porge la mano a Kim Jo-yong, la sorella di Kim Jong-un, il leader supremo della Corea del Nord. Eccola infine, la stretto di mano sorridente e priva di imbarazzo. Ancora una volta lo sport si è rivelato un eccezionale veicolo per alleviare la tensione politica, è proprio vero che le vie della diplomazia sono infinite.

È bene precisare che Kim Jo-yong non è semplicemente la sorella del famigerato leader supremo nord-coreano, bensì è uno dei dirigenti di vertice del regime di Pyongyang. A lei infatti spetta la direzione degli apparati di propaganda e comunicazione pubblica, elementi chiave per una dittatura monopartitica come quella nord-coreana dove la popolazione viene indottrinata all’adorazione divina del loro leader. È la prima volta da quando la Corea è stata divisa in due che un membro della famiglia Kim si reca in visita al di là del 38° parallelo. Il presidente Moon e Kim Jo-yong si erano già incontrati prima della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici, la sera prima precisamente, durante la cena di gala organizzata dal presidente sud-coreano.

Nonostante il clima cordiale di riconciliazione, un ospite si è piazzato in disparte e ha messo il broncio, guardando dall’altra parte mentre sudcoreani e nordcoreani si stringevano la mano, mostrando così inequivocabilmente la sua ostilità ai tentativi di dialogo in cui il presidente Moon si sta tanto impegnando. Il vicepresidente americano Mike Pence era presente sugli spalti durante la cerimonia di apertura e stava proprio a pochi metri da Kim Jo-yong, ma i due si sono ignorati a vicenda. Pence ha fatto di tutto per rendere chiara la sua ostilità ai tentativi di dialogo tra le due Coree. La sera precedente ha disertato la cena organizzata dal presidente Moon con la delegazione del regime di Pyongyang, andando a fare visita invece agli atleti americani. Inoltre durante la sfilata degli atleti coreani, mentre tutti gli altri politici si sono alzati in piedi e hanno applaudito, compresi quelli nordcoreani, Pence è rimasto seduto, senza battere ciglio. Con il suo comportamento, Pence ha dimostrato chiaramente che l’amministrazione americana è contraria a qualsiasi tentativo di dialogo e riappacificazione tra le due Coree. L’unico dialogo che l’amministrazione Trump conosce è quello dettato da loro, non negoziabile, e a cui il regime di Pyongyang deve inchinarsi umilmente, ma questo non è dialogo. Questa è arroganza dura e pura. 

L’atteggiamento di Pence a Pyeongchang è stato duramente criticato da Jenny Town, condirettrice del sito web “38 North”, che raggruppa le voci di numerosi analisti di Corea del Nord, e membro del think-tank Us-Korea Institute di Washington. Town, intervistata dal quotidiano La Repubblica, non usa mezzi termini per rimproverare Pence: “gli Stati Uniti hanno commesso un grande errore a rifiutare ogni dialogo con la Corea del Nord alle Olimpiadi. Questo approccio unilaterale sta isolando l’America sempre di più, soprattutto da Seul, e questo avrà conseguenze nel tempo”. Le divergenze tra Moon e Trump sui metodi per affrontare la Core del Nord diventano sempre più grandi. Town fa l’esempio delle esercitazioni congiunte tra le forze armate sudcoreane e quelle americane: “il presidente sudcoreano Moon vuole congelarle perché teme possano ostacolare il dialogo appena intrapreso; Trump è di tutt’altra idea, ha paura che così le forze militari siano impreparate contro un eventuale attacco del Nord”.

Le Olimpiadi del disgelo sono cominciate. È necessario però ricordare che non è la prima volta che gli atleti coreani, sia del nord che del sud, giocano insieme. Ciò è già accaduto nel 2000 alle Olimpiadi di Sydey, nel 2004 ad Atene e nel 2006 a Torino. Mentre sempre durante gli anni duemila, i leader delle due Coree si incontrarono in due storiche occasioni. Ciò tuttavia non ha evitato la degenerazione della crisi e l’escalation degli ultimi anni. Una rondine quindi non fa primavera. Allo stesso tempo però la stretta di mano tra Moon e la sorella di Kim è un fatto molto positivo che segna l’inizio di un nuovo capitolo nelle relazioni tra le due Coree. Tuttavia la strada verso la riconciliazione definitiva e forse l’unificazione è in salita e piena di ostacoli, e uno di questi si chiama Donald Trump.