Un paradosso dietro l’altro, dopo la marcia dei 10mila che si è svolta domenica a Lonigo in provincia di Vicenza, nei giorni a seguire si apre uno scenario raccapricciante sul rapporto tra istituzioni di governo e regione. In questo caso il riferimento viene attribuito al rapporto che intercorre tra il ministero dell’Ambiente e la regione Veneto rea, quest’ultima, di non essere intervenuta in largo anticipo sulla questione dell’inquinamento delle falde acquifere da PFAS nelle aree che comprendono il nord-ovest vicentino e gran parte delle provincie di Padova e Verona. La certa colpevolezza della Miteni spa, la denuncia del Dott. Cordiano prima e, successivamente, le analisi del sangue prodotte dai comitati, hanno indotto le istituzioni locali ad assumersi le proprie responsabilità.

Responsabilità che ancora oggi sono stazionarie tra esposti e procure. Un paradosso, appunto, che vede il ministero dell’Ambiente poco informato sulla vicenda di inaudita gravita – “Non abbiamo visura dettagliata in merito e tanto meno la regione Veneto o le istituzioni locali hanno sollecitato uno stato d’emergenza.” – sono le dichiarazioni dell’ufficio stampa del ministero del’Ambiente che chiudono: “Verificheremo più accuratamente e saremo più precisi nel dare delle risposte concrete nell’interesse dei cittadini.” Allora non si capiscono quali potrebbero essere i criteri di emergenza se già si conoscono le palesi situazioni di inquinamento e il reale riscontro di diffusione dell’inquinamento sulla salute umana e su tutte le componenti ambientali che circondano il sito interessato dal fenomeno? Domanda che è stata rivolta anche alla segreteria del territorio e ambiente della regione Veneto, ma che non ha trovato risposta visto che vigila il restrittivo silenzio assoluto da parte del Governatore Zaia.

Dunque non resta che interpellare le istituzioni locali; imbarazzante le dichiarazioni del primo cittadino di Lonigo che si cimenta in una valutazione scientifica del tutto professionale – “I Pfas sono sostanze che si accumulano che grazie all’apporto di acqua pulita si diluiscono nel canale Leb…” – affermazioni del sindaco di Lonigo, Restello che sono riportate integralmente sul sito della Camera dei Deputati. Mentre per il comune di Montecchio Maggiore, la sindaca Cecchetto ribadisce che la sua comunità resta immune in quanto la purezza dell’acqua della cittadina castellana è integra. A questo punto resta sapere chi affronterà la totale spesa di 80 milioni e in quali termini verrà distribuita sulla testa dei contribuenti, una spesa che, tra l’altro, la Miteni spa, fa sapere attraverso il suo AD Nardone, non intende minimamente adempiere in quanto l’azienda ha adottato tutte le misure precauzionali e necessarie per la messa in sicurezza dell’ambiente e dei lavoratori nonché del territorio circostante.

Un paradosso dopo l’altro che, a questo punto, solo il ministero dell’Ambiente e della Commissione Europea possono davvero sciogliere decidendo le sorti delle vite umane e dei territori inquinati. Nell’attesa di avere ulteriori risposte dalle istituzioni, resta il rammarico delle responsabilità da parte di Arpav e Regione Veneto di aver divulgato notizie non conformi alle attuali analisi di contaminazione prodotte dai comitati.

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Cittadino del Mondo; libero pensatore, viscerale realista e temerario scrittore. Precedentemente ha scritto alcuni articoli per: Futuro Nazionale, Il Giornale, CdS, Quotidiano del Sud, PoliticamenteCorretto e Smart's24. Oggi fondatore e condirettore de ilformat.info