PARTE PRIMA – La nostra inchiesta parte da lontano, un lavoro che si articola già nel 2012 quando, per una serie di eventi occasionalmente accaduti, ci imbattiamo in un sistema complesso quanto contorto degno di un romanzo bestseller se non fosse che, l’orrido di queste trame, vengono attribuite ai soliti “attori”: i lavoratori vittime designate. Ovviamente in un contesto sociale, economico, culturale e politico assai precario, scoperchiare alcune pentole bollenti, anzi bollentissime, diventa deleterio persino per chi le racconta. Ma va pure rivendicato il diritto e il coraggio di informare sui lati oscuri che attanagliano il nostro paese, un modus operandi sistematico e atipico ma dai risvolti devastanti.

È la consapevolezza di un sistema complesso e organizzato da cui difficilmente si può uscire, ne liberamente ne giuridicamente. Il caso dell’inchiesta che portiamo alla luce, oltraggia con fermezza la cecità dell’opinione delle istituzioni che resta inerme dinnanzi al male del secolo: il lavoro. Un indagine che esercita il nostro impegno ad imprimere le verità più agghiaccianti quanto sconcertanti che nascondono il mondo delle Cooperative di lavoro, ci riferiamo a quelle che si sono distinte per il modo di porre il lavoro come un’opportunità occupazionale sfruttando il declino sociale. Una parvenza lodevole se non fosse che alcune Cooperative applicassero questa opportunità lavorativa in modalità di sfruttamento globale, a volte persino ai limiti di schiavitù.

In questa prima parte dell’inchiesta ci preme di informare il lettore delle problematiche che, inconsapevolmente, riesce a percepire vissute dall’esterno di una Cooperativa Sociale, ciò non toglie che il titolare dell’inchiesta, ilformat.info, non intende condannare tutte le cooperative, anzi mettere in evidenza quelle società cooperative che speculano sulla pelle delle persone approfittando della condizione sociale. Noi partiamo dal Consorzio Gaia spa, un “agglomerato” consortile che si riempie di piccole società cooperative che, secondo una legge altruista quanto incoerente, permette a questo incubatore di subappaltatori di professare, legittimamente, la professione di sfruttamento di lavoratori in appalti pubblici e privati…