Il 2017 è terminato. Come del resto la diciassettesima legislatura. Azzardando un bilancio di questo anno politico appena concluso, possiamo considerarlo mediocre e che ha saputo solo creare una serie di problematiche indissolubili per il paese. Ovviamente in campo internazionale non sono messi così tanto meglio… Restando tra le mura domenistiche, l’Italia ha raggiunto il suo culmine adeguandosi ad una politica austera che, non solo su certi argomenti che riguardavano le sorti economiche del paese, hanno visto uno status sociale sempre più degradato nell’oblio delle politiche demenziali di una maggioranza (il PD) che ha solo sostenuto lobby e banche.

Un concentratissimo accumulo di esperienze politiche che da quasi trent’anni, forse dalla seconda repubblica, ci portiamo dietro questo sacco di menzogne dove hanno dato vita ad altre legislature con le stesse facce professandosi uomini nuovi. Ed è per questo, forse, che il nuovo rinnovamento non ci sarà mai in questo paese, proprio per non far franare tutto quello che si è costruito sulle fondamenta della menzogna. Ed ecco palesarsi l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, invece si è trasformato in un inferno perché, l’Italia essendo un grande paese, non hanno avuto le palle di pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht. – Craxi docet –

Certo che per qualcuno posso sembrare un brontolone retorico tipico dei parlamentari del secolo scorso, ma oggi più che mai la coscienza politica deve indurre ad una riflessione ponderata e meticolosa per le sorti di un paese che versa nella più degradante compostezza politica. Una politica, questa, che ha pensato di essere serva della UE invece di esserne parte integrante, una politica china alle lobby invece di contrastarne i poteri occulti, politica che ha pensato alla salvaguardia delle banche mentre ci sono ancora terremotati nei container. Retorica. La diciassettesima legislatura si è chiusa e il possimo 4 Marzo si voterà con l’ennesima beffa nominata legge elettorale; un altro paese si sarebbe ribellato con una sommossa popolare, ovviamente un altro paese…

Eppure, nell’immaginario collettivo, la speranza è l’ultima a morire allora bisogna accontentarsi di quello che il nuovo anno ci proporrà nel corso delle sue stagioni. Già quelle stagioni che ormai non ci sono più, passando dall’inverno più rigido al caldo infernale lasciando il ricordo della primavera e dell’autunno alle prose della letteratura. Proprio come la nostra politica che ha lasciato i valori per la sua terra e il suo popolo per pensare alle associazioni lobbistiche e al potere economico. Buon 2018.