“Oggi per noi si conclude la Grosse Koalition” con queste parole il 25 settembre scorso, il giorno dopo le elezioni politiche in Germania, Manuela Schwesig, numero due della Spd, sentenziò la fine dell’alleanza di governo tra Cdu-Csu e socialdemocratici. Dello stesso avviso fu il capo del partito ed ex presidente del parlamento europeo, Martin Schulz. I vertici della Spd compresero che la Grosse Koalition del governo Merkel III (2013-17) fu in parte la ragione della storica débacle del partito socialdemocratico: il risultato elettorale della Spd alle elezioni di settembre fu infatti il peggiore della sua storia. In realtà questo tipo di alleanza non è nuovo per un governo Merkel: già il primo governo della cancelliera (2005-09) fu sostenuto da un’alleanza Cdu-Csu-Spd mentre l’esperimento della Grosse Koalition fu tentato anche in Italia nel 2013 dal governo Letta, meglio noto come il “governo delle larghe intese” tra Pd e Pdl, ma in quel caso, come ben sappiamo, i risultati furono deludenti.

Dato il rifiuto dei socialdemocratici per fare un nuovo governo, Merkel si ritrovò tra le mani un’unica possibilità: la coalizione Giamaica tra Cdu-Csu, verdi e liberali, così chiamata perché i colori dei quattro partiti sono quelli della bandiera del paese caraibico. Alla fine però, dopo numerosissime trattative, la coalizione Giamaica fallì. Troppe le differenze ideologiche tra verdi e liberali. E così la Spd ci ha ripensato. Domenica sono cominciati i “colloqui esplorativi” per tracciare le linee guida di un futuro governo. I colloqui dureranno cinque giorni e avverranno in completo silenzio stampa. “Nei prossimi giorni avremo molto da fare -ha detto Merkel poco prima di iniziare i colloqui- ma vogliamo venirne a capo per raggiungere un buon risultato”. “La Germania deve tornare ad essere il motore della politica europea” ha affermato a margine dei lavori Schulz, il quale ha rivelato che le trattative sono iniziate in “un clima molto costruttivo”.

I colloqui attualmente in corso a Berlino sono l’ultima chance per la Germania di uscire da questo insolito stallo politico senza perderci la faccia. Sono passati tre mesi e mezzo dalle elezioni e la Germania non ha ancora trovato un nuovo esecutivo, è una crisi politica a cui i tedeschi non sono abituati. E cosi la Germania, d’un tratto, ha scoperto di non essere immune alla crisi della politica che sta colpendo numerosissimi paesi europei e che vede andare alla ribalta i partiti della destra populista, nel caso specifico parliamo di Alternative für Deutschland che proprio alle scorse elezioni è entrato di prepotenza, e per la prima volta, nel Bundestag. In realtà ci sarebbero due alternative a una nuova Grosse Koalition: un improbabile governo di minoranza (mai sperimentato in Germania) oppure nuove elezioni. Tuttavia, Merkel e Schulz non vogliono nemmeno contemplare una di queste due eventualità, il danno politico sarebbe troppo grave. Nel primo caso si ritroverebbero all’opposizione, nel secondo caso ammetterebbero all’elettorato intero la loro incapacità di formare un nuovo governo. Il risultato sarebbe facilmente prevedibile, un ulteriore débacle (ancora più grave) per le Spd ed emorragia di voti dai conservatori verso i populisti dell’AfD, che sarebbero gli unici a guadagnarci da un ritorno alle urne.

Merkel ora non ha scelta. Se non vuole perdere la faccia bisogna trovare un accordo con Schulz. Tornare a votare sarebbe un gigantesco azzardo politico dai risultati (negativi) prevedibili. I socialdemocratici, se in un primo momento avevano incrociato le braccia verso Merkel, si sono resi conto che, dato il fallimento della coalizione Giamaica, rifiutarsi di andare ai colloqui con la cancelliera sarebbe stata una grave mancanza di responsabilità verso il paese. Schulz ha ricevuto pressioni da vari soggetti di spicco: è intervenuto il presidente della Repubblica Steinmeier e pare che sia stato contattato anche dal presidente francese Macron. Alla fine Schulz ha capito di non avere scelta. Prepariamoci, perché quello a cui stiamo assistendo in Germania probabilmente si ripeterà tra qualche mese, ma in Italia.