Sarà per la supremazia globale dei mercati, sarà per l’internazionalizzazione del capitalismo che tende sempre più ad assumere il potere economico mondiale, resta il fatto che il livello culturale negli ultimi vent’anni ha indotto gli studi classici ad essere emarginati elevando sempre di più gli studi commerciali. Infatti non è un caso che gli istituti scolastici classici siano nettamente inferiori a quelli professionali. Questo gap di natura civile culturale, purtroppo, nel tempo ha dato dei forti segnali allarmanti, segnali che vedono contrapporsi il 30% degli studenti scegliere gli istituti professionali, mentre solo il 6% sceglie quelli classici.

Perlomeno il rapporto dovrebbe trovare una riflessione tra le istituzioni. Considerando la crisi globale – preme ricordare creata dai grandi faccendieri statunitensi – a cui va attribuito lo squilibrio sociale economico portando alla decadenza della culturale classica, fiore all’occhiello di una Italia resa celebre sui libri di storia proprio dal classicismo e perché no, per certi versi, anche in favore dell’industrializzazione europea. Una storia vecchia più di 500 anni ma che trova nella modernizzazione tecnologica, una globale tolleranza pagana che rinnega la nostra innata cultura intellettuale che ci distingue.

Una lacuna che ha determinato la comprensione persino della lingua italiana mandando in naftalina la più antica, nonché unica, biblioteca classica storica italiana. In riferimento a questo concetto, l’allarme arriva proprio dagli studiosi che si vedono sfilare proprio sotto al naso la Biblioteca Laurenziana di Firenze punto fermo di tutti gli studiosi del mondo per la traduzione classica e umanistica. Uno scempio compiuto alle spalle, tra l’altro, di opere storiche dei Medici e dell’eccezionale ricchezza del suo patrimonio di manoscritti e papiri con opere di Virgilio, Saffo, dei tragici greci, per non parlare del Corpus Iuris di Giustiniano. Una sorta di sfratto, dunque, che vede la letteratura classica porre fine alla sua permanenza nel complesso architettonico della Basilica di San Lorenzo, progettato da Michelangelo per ospitare, appunto, le collezioni dei manoscritti dei Medici.

Una biblioteca aperta al pubblico dal 1571 ove sono conservati i vari tesori come il Codex Amiantinus che contiene la copia più antica della Bibbia in latino, ma che la curia deve sfrattare perché il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di disdire il contratto d’affitto. Una vergogna puramente tutta italiana che permette all’ignoranza oppressiva per la cultura classica di smantellare dopo secoli la casa della letteratura italiana. La notizia della chiusura della Biblioteca Laurenziana, gestita da Mons. Viola, ha allarmato il mondo intero e che vede l’unica biblioteca classica italiana soccombere al consumismo dei mercati globali. Allora ti poni delle domande, domande che si palesano in funzione delle civiltà future se in Italia ci priviamo dell’unica biblioteca classica cosa ne sarà del futuro?

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Cittadino del Mondo, libero pensatore, viscerale realista e temerario scrittore. Precedentemente ha scritto articoli per testate giornalistiche nazionali e internazionali. Oggi fondatore e condirettore de ilformat.info