Tutti ricorderanno il caso dei coniugi di Casale Monferrato, Luigi De Ambrosis e Gabriella Carsano che, dopo vari tentativi di inseminazione eterologa, nel 2010 avevano avuto una bambina. Lui al tempo aveva 68 anni e lei 56. Per questo motivo l’adottabilità di un bimbo era stata loro negata. Quando poi la loro piccola aveva un mese erano stati accusati di abbandono di minore perché un vicino di casa aveva visto la bambina di un mese lasciata in macchina dai genitori per 5 minuti, mentre loro stavano facendo il trasloco. Da questa accusa poi erano stati prosciolti ma il tribunale aveva dichiarato che la bambina non poteva vivere con due genitori così anziani e aveva dichiarato l’adottabilità della piccola che ora ha 7 anni e considera la famiglia che l’ha adottata come la propria anche se, negli anni, i coniugi De Ambrosis l’hanno potuta vedere in qualche occasione, sempre sotto la tutela dei servizi sociali. Oggi invece la Corte di Cassazione afferma che non ci sono limiti di età per diventare genitori e ha deciso di riassegnare la bambina ai coniugi De Ambrosis.

Certo una vittoria per questi due genitori che da sette lunghi anni si battevano per riavere con sé la loro figlia ma bisogna tener conto innanzi del bene della minore. La bambina, ad oggi, riconosce i genitori che l’hanno adottata e sarebbe un fortissimo trauma per la piccola cambiare radicalmente famiglia, abitudini, affetti solo per accontentare i genitori “biologici” che, al tempo, erano stati dichiarati inidonei a crescerla a causa della loro età. Per questo motivo si pensa ad un riavvicinamento lieve ma costante della piccola ai suoi  veri genitori in modo che la bambina si abitui pian piano alla loro presenza nella sua vita e che il trauma che ne potrebbe scaturire non abbia conseguenze devastanti sulla sua  crescita. Ma non si poteva evitare tutta questa sofferenza ai coniugi De Ambrosis e alla piccola lasciando a suo tempo le cose come stavano? Certo questi due genitori erano “anziani” ma avevano desiderato con tutto il cuore questa bambina, che loro stessi definivano un miracolo e l’avrebbero sommersa di cure e di amore, cioè di quello che di più importante ha bisogno una creatura che viene al mondo. Oggi invece questa bambina si troverà ad affrontare un percorso molto difficile e doloroso… ma non si dovrebbe sempre tenere conto, in primo luogo, dell’interesse del minore?

L’altro caso deliberato dal pg di Cassazione è ancora più inquietante. Si è deciso che il figlio di Martina Levato, l’autrice assieme al compagno Alexander Boettcher di più aggressioni con l’acido ai danni dei suoi ex, sia affidato ai nonni materni e quindi non sia più ritenuto adottabile. Una decisione, questa, che lascia sgomenti. Innanzitutto perché quei nonni sono anche i genitori di una ragazza che ha compiuto gesti terrificanti e non si pùò tener conto che sono stati proprio loro ad educarla. (Non che le colpe dei genitori ricadano sempre sui figli, ma di certo il contesto familiare dove è maturata la Levato dovrebbe far sorgere dei dubbi). In secondo luogo, con il tempo, quando l’imputata potrà godere dei permessi premio, potrà avere contatti significativi con il figlio. Certo, come ha sentenziato il pg Francesca Ceriani, i figli non si tolgono neanche alle famiglie dei mafiosi. Ma ne vediamo poi i risultati.

Se questa è la decisione definitiva sul futuro di questo bambino, che non ha nessuna colpa se non quella di essere stato messo al mondo da una delinquente, come si può tenere in considerazione, prima di tutto, il bene del minore.