Era da un pò che non se ne sentiva parlare. Le acque sembravano finalmente essersi calmate. Il viceministro degli esteri russo si era addirittura felicitato per il periodo di tranquillità dopo mesi di crisi, tensioni e addirittura insulti verbali. Come non detto. Dopo una tregua durata due mesi e mezzo la Corea del Nord torna all’attacco con l’ennesimo test missilistico, per la precisione il ventesimo di quest’anno. Il lupo non perde il vizio. Anche se definire Kim Jong-Un un lupo è un pò troppo eccessivo, viste le sue fattezze, i lanci missilistici dei nord-coreani non sono semplici dimostrazioni di forza fini a sé stesse ma rientrano in una più ampia strategia che consiste nel portare a completamento l’ormai decennale programma nucleare.

Il missile balistico intercontinentale (ICBM) è stato lanciato alle 3.30 del mattino ora locale (lunedì sera in Italia) dal sito di Pyongsong, a nord-est della capitale Pyongyang. Il vettore, del nuovo tipo Hwasong-15, ha percorso una distanza di circa 1000 chilometri  volando a un’altezza massima di 4 500 chilometri. Il volo è durato 54 minuti ed è stato seguito in diretta dai servizi d’intelligence statunitensi che da 48 ore erano in stato d’allerta. Il ministro della difesa giapponese ha reso noto che il vettore si è inabissato nelle acque territoriali del Giappone a 250 chilometri dalla costa. Come consuetudine, il lancio del missile è stato annunciato al pubblico attraverso un servizio della televisione di stato nord-coreana ma questa volta i media del regime l’hanno sparata un pò grossa. “Il sistema Hwasong-15 è un missile balistico intercontinentale dotato di una testata nucleare di grandi dimensioni, in grado di colpire tutto il territorio degli Stati Uniti”. Tale ipotesi è stata confermata anche da David Wright, co-direttore della Union of Concerned Scientists: “se questi numeri sono veri e se volasse seguendo una traiettoria standard, questo missile avrebbe una portata di più di 13 000 chilometri […] un missile di questo tipo avrebbe una portata più che sufficiente per colpire Washington D.C. e qualsiasi parte degli Stati Uniti continentali”. Anche il segretario alla difesa Jim Mattis ammette che questo missile “è andato più in alto di ogni altro lancio fatto finora da loro”. Tuttavia, pur assumendo come veri i numeri sulla distanza coperta e sull’altezza raggiunta, la Corea del Nord non dispone ancora della tecnologia per montare una testata nucleare miniaturizzata su un missile balistico, nonostante la propaganda del regime. In realtà le certezze in merito al programma missilistico e nucleare nord-coreano sono molto poche. L’unica certezza è che in questi anni la tecnologia di Pyongyang ha fatto passi da gigante, contro qualsiasi previsione degli esperti. Ad ogni modo non c’è nulla da temere. La Corea del Nord non vuole fare la guerra a nessuno, bensì vuole completare il suo programma per essere riconosciuta come potenza nucleare a tutti gli effetti. I vertici nord-coreani sanno bene che in caso di conflitto l’intero paese potrebbe essere raso al suolo in poco tempo con la conseguente fine della decennale dittatura dei Kim e per questi motivi non si azzarderanno mai (salvo incidenti) a lanciare missili contro obiettivi del nemico (gli Stati Uniti).

L’ultimo lancio missilistico ha innescato una serie di reazioni a catena seguendo uno schema ormai consolidato e che viene ripetuto ad ogni test condotto da Pyongyang. Inizialmente il governo nipponico ha convocato una riunione d’emergenza poi, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti hanno chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Le forze armate sud-coreane hanno condotto esercitazioni militari vicino al confine così da non offendere il vicino settentrionale. Giustamente non sta bene mancare di rispondere proprio quando i vicini si fanno sentire dopo un pò di tempo. Dall’altra parte dell’oceano il presidente Donald Trump si è messo subito all’opera e ha fatto un resoconto del suo intervento attraverso uno dei suoi amatissimi tweet. “Ho appena parlato con il presidente cinese Xi Jingping delle azioni provocatorie della Corea del Nord. Ulteriori importanti sanzioni saranno imposte alla Corea del Nord oggi. La situazione sarà gestita!” e poi ancora “la Cina deve usare tutte le leve a sua disposizione per convincere la Corea del Nord a porre fine alle sue provocazioni e a tornare sulla strada della denuclearizzazione”. Il tycoon continua a sopravvalutare l’influenza cinese sui nordcoreani quando invece dovrebbe essere proprio lui a “usare le leve a sua disposizione” per risolvere diplomaticamente la questione. Trump inoltre dimostra di non (voler) capire  che la Corea del Nord vuole essere riconosciuta dalla comunità internazionale come una potenza nucleare e perciò non accetterà mai la denuclearizzazione. Sempre meglio che minacciare l’uso della forza certo, ma questa strategia come non ha funzionato finora, continuerà a non produrre risultati anche in futuro.

Insomma, nuovo test missilistico ma la storia è sempre la stessa. Come risultato della nuova provocazione nord-coreana, il Consiglio di Sicurezza ONU emanerà con molta probabilità nuove sanzioni nei confronti del regime di Pyongyang. Tuttavia, se si vuole davvero risolvere la crisi coreana, è necessario che la comunità internazionale (Stati Uniti in primis) cambi radicalmente strategia. Il metodo usato dal 2006 a questa parte, che consiste nell’isolare diplomaticamente la Corea del Nord tentando allo stesso tempo di indebolirla con sanzioni economiche, non ha portato ad alcun risultato concreto. Infatti, in questi undici anni Pyongyang è riuscita nonostante tutto a portare avanti il suo programma nucleare e secondo l’intelligence sud-coreana il suo completamento potrebbe essere una questione di mesi.