La via della seta permise, già duemila anni fa, gli scambi commerciali tra i due estremi del gigantesco continente eurasiatico. Questo termine, coniato nel 1877 dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen, indica l’insieme delle rotte carovaniere solcate dai mercanti venti secoli fa, le quali, attraversando Asia Centrale, Medio Oriente ed infine il Mar Mediterraneo, collegavano la Cina all’Europa e portarono nel Vecchio Continente numerosi prodotti esotici.

Parlare oggi di via della seta evoca immagini di tempi antichi eppure, mai come ora, parlare di questo argomento (o meglio di vie della seta) è di grande attualità, anzi ci proietta direttamente nel futuro.

Nel settembre 2013, durante una visita ad Astana, la capitale del Kazakistan, il presidente cinese Xi Jinping lanciò il progetto di “una cintura economica lungo la via della seta”. L’obiettivo era quello di aumentare la cooperazione economica tra Cina e Asia Centrale, costruendo infrastrutture, tra cui strade, ferrovie e gasdotti aumentando così gli scambi commerciali reciproci. In effetti l’Asia Centrale era attraversata dalle rotte della via della seta e quindi il richiamo di Xi non fu fatto a caso. Ma le sue ambizioni non si fermarono qui. Il mese successivo, durante una visita in Indonesia, il presidente cinese mostrò il progetto nella sua interezza. Esso si compone tuttora di due parti: la Cintura Economica della Via della Seta, che sarebbe il percorso terrestre che attraversa tutta l’Eurasia, e la Via della Seta Marittima del XXI Secolo. Il progetto è noto come Belt and Road Initiative (Bri) oppure, più colloquialmente, Vie della Seta del XXI Secolo.

Il piano è finalizzato in primo luogo ad aumentare la cooperazione economica con i paesi dell’Asia Centrale e Sud-Orientale ma la destinazione ultima delle vie della seta marittime e terrestri è l’Europa. Si tratta quindi di un gigantesco progetto di portata mondiale che coinvolgerebbe miliardi di persone in tutta l’Eurasia. Questo ambizioso progetto senza precedenti è la metafora perfetta di tutta la presidenza Xi Jinping, recentemente estesa fino alla morte dell’attuale capo di stato. Imporre il ruolo di superpotenza globale della Cina sullo scacchiere strategico internazionale. In altre parole, dare a Pechino una posizione strategica che corrisponda alla sua gigantesca potenza economica. Non è infatti un segreto che la Cina, dopo decenni di crescita a ritmi invidiabili, sia intenzionata ad aumentare la sua presenza nel mondo, forte della sua massicia potenza demografica, geografica ed economica. Su questo fronte si valuterà il successo della presidenza Xi Jinping il quale è disposto a giocare le sue migliori carte sulla buona riuscita della Bri.

Il progetto delle Vie della Seta del XXI Secolo consiste, in poche parole, in un complesso di canali commerciali che partendo dalla Cina, attraverso Asia Centrale e Sud-Orientale, raggiungeranno l’Europa, sia via terra che via mare. I pilastri di questo progetto sono ovviamente gli investimenti in infrastrutture. Pechino ha in mente di costruire strade, porti, ferrovie, oleodotti, centrali energetiche e tanto altro ancora. I finanziamenti per questo colossale progetto saranno forniti principalmente dalla Asian Infrastructure Development Bank (Aiib), una banca internazionale composta da 64 stati (tra cui l’Italia), e dal Silk Road Fund, un fondo d’investimento di proprietà del governo cinese creato ad hoc per finanziare le nuove vie della seta.

Il progetto targato Xi Jinping mostra tutta la sua colossale grandezza quando si vanno a guardare le stime del denaro necessario per completare il progetto: il costo totale della Bri viene stimato all’incirca in mille miliardi di dollari. Una cifra astronomica che mostra tutta l’imponenza di un progetto che può essere visto come la globalizzazione in salsa cinese. Stabilire una data precisa per il completamento della Bri è praticamente impossibile ma è facile azzardare che per ultimare un progetto del genere servano almeno un paio di decenni, stando al ribasso.

Il suggestivo piano economico-strategico del governo cinese è tanto ambizioso quanto pieno di problemi ed insidie, e data la sua colossale grandezza sarà facilmente vittima di ritardi e problematiche che sposteranno il suo completamento di parecchi anni avanti nel tempo. Dietro la volontà di costruire infrastrutture si cela l’intenzione di Pechino di aumentare la propria influenza a livello mondiale e i più maliziosi suggeriscono che questo sia un piano finalizzato a strappare la leadership agli Stati Uniti in Asia. Ciononostante, prendendo la Bri per quello che realmente è, ovvero un gigantesco piano infrastrutturale per unire Cina ed Europa, non si può non notare il potenziale di crescita economica che questo progetto ha da offrire tanto alle aree sottosviluppate dell’Asia quanto al ricco Vecchio Continente.