Si chiama Ooencyrtus telenomicida ed è la speranza di migliaia di agricoltori del Nord Italia flagellati dalla cimice asiatica. Si tratta di un imenottero più piccolo di un millimetro che ha la capacità di parassitare le uova della cimice.

“Abbiamo selezionato questo imenottero per la sua efficacia nel parassitare la cimice asiatica” spiega Pio Federico Roversi, ricercatore del Crea, Centro di ricerca e certificazione che sta portando avanti lo studio. “Abbiamo cercato in natura quali fossero gli antagonisti della cimice e tra i molti alla fine abbiamo scelto l’Ooencyrtus”.

Il lavoro viene portato avanti dal Centro di ricerca e certificazione del Crea che collabora con il Servizio fitosanitario del Mipaaf e delle regioni in un progetto finanziato dal Ministero che si chiama Asgropi-Azioni e supporto della protezione delle piante. Ad oggi il lavoro del Crea ha visto lo sviluppo di una fase in laboratorio con alcune prove sul campo prima dell’arrivo dell’autunno. Prove che sono risultate alquanto positive.

Quest’anno ci sono state prove estensive in aziende agricole per valutare l’efficacia dell’imenottero e, se tutto andrà secondo i piani, nel 2018 dovrebbero essere disponibili per gli agricoltori le prime soluzioni da applicare direttamente sul campo. Per la lotta biologica è probabile che si ricorrerà al metodo utilizzato per il contrasto allla piralide del mais. Ad oggi il metodo più rapido è l’uso dei droni. Nel momento in cui le condizioni ambientali sono favorevoli allo sviluppo della piralide, il drone, pilotato direttamente dall’agricoltore, sgancia nel campo dei contenitori all’interno dei quali sono presenti migliaia di uova dell’insetto parassitante. Uova che poi si schiudono liberando il Trichogramma brassicae che va a debellare le uova della piralide.

Gli agricoltori  lamentano però la gestione complessa di questi contenitori che devono essere tenuti al fresco prima del lancio, e l’efficacia non sempre è costante.

“A differenza della piralide che può essere controllata con agrofarmaci spcifici, ad oggi non esistono delle soluzioni per distruggere la cimice asiatica” spiega Roversi. “Dai test che abbiamo effettuato risulta un’elevata capacità di parassitazzione dell’Ooencyrtus con il 35% delle uova colpite da una sola femmina in 24 ore e la completa parassitazzione in presenza di più femmine. Inoltre la femmina causa una mortalità complessiva maggiore a causa delle punture effettuate per alimentarsi. Bisogna tenere conto inoltre che da un uovo di cimice parassitizzato nascono diversi individui del parassita: in questo modo la popolazione aumenta più velocemente di quella della cimice.”

Un ulteriore aspetto positivi di questo imenottero è il fatto che è autoctono e dunque può essere sfruttato, allevandolo in biofabbriche, senza particolari precauzioni. Secondo i dati diffusi dal Crea, nello scorso anno il reparto ortofrutticolo ha registrato gravissime perdite che vanno dal 40 all’80 per cento in settori come la produzione di pere, mele e kiwi. Ma sono coinvolte anche pesche, uva , pomodori, noci , nocciole e molti altri prodotti agricoli.

Speriamo che questa formula, che arriva direttamente dalla natura, divenga al più presto una realtà!