All’apice della loro triste guerra d’insulti, Donald Trump soprannominò Kim Jong-Un “rocket man”, ovvero l’uomo razzo, prendendo in prestito il titolo di una canzone di Elton John. Il presidente americano fece sapere al mondo intero il nuovo nomignolo del dittatore nord-coreano durante un discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e non attraverso un tweet, insomma Trump scelse un’occasione speciale per insultare il suo avversario. D’altro canto dopo che Kim lo definì un dotard (termine dell’inglese arcaico che significa vecchio rimbambito) il tycoon non poteva certo rimanersene in silenzio a subire. A ben pensarci però, uomo razzo è un soprannome che si addice bene a Kim Jong-Un. Pur essendo al potere  da solo sei anni, il giovane Kim ha superato con un notevole distacco tutti i suoi predecessori per numero di test missilistici eseguiti. Questo poco invidiabile record gli è valso il primo posto nella classifica delle persone più folli e pericolose al mondo. Il presidente Trump, più volte attraverso i suoi amatissimi tweet, ha accusato Kim di essere un pazzo fuori di testa, ma egli non è certo l’unica persona a pensarla così. È ormai pensiero comune che il dittatore nord-coreano sia un pazzo che prima o poi farà crollare il mondo in un olocausto nucleare ma, grazie ad un’analisi più attenta, si scopre che l’atteggiamento di Kim è tutto meno che follia.

Innanzitutto, dobbiamo inquadrare il contesto nord-coreano per comprendere bene il comportamento di Kim Jong-Un. La Corea del Nord è un paese governato da un dittatura monopartitica e personale, ciò significa che i cittadini adorano il loro leader quasi come se fosse una divinità. In una dittatura di questo tipo i mezzi della propaganda lavorano costantemente a pieno regime per mantenere alto il consenso e la popolarità del leader e fanno credere alla popolazione che il paese sia costantemente a rischio di essere invaso dal nemico, ovvero gli Stati Uniti. In questo contesto il leader rappresenta l’unico baluardo in grado di difendere il paese dagli aggressori esterni e quindi, compiendo test missilistici e tenendo un atteggiamento aggressivo, dimostra al mondo intero la forza del paese e le sue capacità di difendersi da un eventuale attacco esterno. In definitiva quindi con i test missilistici Kim Jong-Un aumenta il suo consenso presso la popolazione e, grazie all’ausilio dei mezzi di propaganda, viene fatto apparire come un leader forte e in grado di difendere la nazione dai nemici.

Ma il consenso non è l’unico fattore che rende razionale la strategia nord-coreana. Pyongyang vuole essere riconosciuta come potenza nucleare dalla comunità internazionale. Il programma missilistico e nucleare ha uno scopo: costruire un missile balistico intercontinentale in grado di trasportare una testata nucleare miniaturizzata. I nord-coreani non smetteranno di condurre test finché non avranno raggiunto il loro obiettivo. Pyongyang già dispone di vettori intercontinentali mentre non è ancora in grado di montare testate miniaturizzate anche se secondo l’intelligence sud-coreana il completamento di quest’obiettivo sarebbe una questione di mesi. I test missilistici non sono quindi il frutto della volontà di una mente folle ma servono per completare il decennale programma missilistico e nucleare che serve alla Corea del Nord come deterrente nei confronti del nemico storico, ovvero gli Stati Uniti. Gli americani schierano oltre cinquanta mila soldati tra Corea del Sud e Giappone e Pyongyang percepisce questa presenza militare come una minaccia. I paesi che si approcciano alla crisi volendo imporre la denuclearizzazione della Corea (Cina e Stati Uniti) non comprendono l’aspetto fondamentale riguardante lo status della Corea del Nord che vuole essere riconosciuta come potenza atomica. La comunità internazionale ormai non ha tante scelte. Le misure per impedire la nuclearizzazione di Pyongyang andava prese tanto tempo fa. Le Nazioni Unite hanno deciso di isolare quanto più possibile la Corea del Nord ma, e ciò è sotto gli occhi di tutti, questa strategia è stata un fallimento totale in quanto non ha impedito ai nord-coreani di sviluppare un arsenale atomico e missilistico variegato e relativamente moderno. Inoltre la presunta minaccia del nucleare nord-coreano è ridicolmente sopravvalutata: si stima che Pyongyang abbia a sua disposizione al massimo venti testate. Briciole in confronto alle diecimila detenute da Russia e Stati Uniti.

Kim Jong-Un non è un pazzo. Troppo semplicistico liquidare in questo modo la strategia del leader nord-coreano. Consenso, riconoscimento e deterrenza. Questi sono i tre motivi alla base dei continui test missilistici di Pyongyang. Possiamo quindi dormire sonni tranquilli: l’uomo razzo non si sta preparando alla guerra.