È stata una domenica densa di votazioni fondamentali in tutta Europa. Ovviamente in Italia si sono tenute le elezioni politiche a cui tutto il continente ha guardato con sospetto in vista di un probabile successo dei partiti “populisti” e “anti sistema”, e così è stato. Contemporaneamente anche in Germania si è tenuta una votazione fondamentale per il futuro dell’Europa: il referendum tra gli iscritti della Spd sulla Grosse Koalition.

Abbiamo già parlato in precedenza della vicenda riguardante le larghe intese in Germania e il coinvolgimento del partito socialdemocratico. Un accordo preliminare di governo fu stipulato tra Merkel e Schulz già in gennaio, poi venne il voto del congresso Spd che si dichiarò favorevole alla nuova GroKo, pur mostrando una profonda spaccatura al suo interno. Ma l’ultima parola sull’accordo di governo spettava agli iscritti che possiedono la tessera del partito. L’appoggio della “base” Spd è vincolante per la tenuta dell’accordo, in sostanza se gli iscritti dicono no salta tutto.

Tuttavia, il risultato positivo della consultazione era scontato. Il 78 % degli iscritti ha espresso la sua opinione mentre il 66% dei votanti ha detto sì alle larghe intese. Una maggioranza netta ma non nettissima e soprattutto in calo di 10 punti percentuali rispetto alla medesima consultazione del 2013, quando il 76 % dei votanti si dichiarò favorevole alla Grosse Koalition.

In termini assoluti, al netto di astensione e schede bianche, 239 mila iscritti su 463 mila hanno votato sì, circa il 52 %.

È stata la più lunga crisi politica del dopoguerra, durata più di cinque mesi, ma finalmente, con l’appoggio della base Spd, la Germania ne è uscita fuori. È stata una crisi che ha messo a dura prova la stabilità politica del paese e le capacità di Angela Merkel. Accantonati i problemi sulla coalizione e il programma di governo, la “cancelliera di ferro” si incammina verso il quarto e ultimo mandato da leader della prima potenza economica dell’Unione Europea. Se la legislatura si concluderà come previsto nel 2021, Merkel sarà stata per ben 16 anni la cancelliera della Germania.

“È una buona notizia, una vittoria del pragmatismo e della ragione. Un no sarebbe stato devastante per il partito e per il paese. Ma questo non significa che la Spd possa ora rilassarsi e dire avanti come prima. Al contrario deve sfruttare questa opportunità per un rinnovamento profondo, nel programma e nelle persone” commenta Otto Schilly, che fu ministro dell’interno socialdemocratico dal 1998 al 2005, nel governo di Gerhard Schröder. “Congratulazioni alla Spd per il risultato netto” dichiara Angela Merkel con un tweet, salutando favorevolmente la prospettiva di “lavorare insieme per il bene del paese”.

“Sarà il governo più debole guidato dalla cancelliera” afferma Dietmar Bartsch, tra i vertici di Linke, partito di sinistra che alle elezioni di settembre prese il 9,2 %. “Non sarà un governo stabile” aggiunge Bartsch, ricordando che solo 239 mila iscritti su 464 mila hanno votato sì. “Le critiche alla Spd rimangono” commenta Kevin Kühnert, leader dei giovani socialdemocratici e trascinatore della minoranza ostile alla GroKo. “La Spd deve essere più quella delle ultime settimane che quella degli ultimi anni” dice in conclusione.

Il tempismo tra Italia e Germania è curioso. Il 4 marzo di quest’anno sarà ricordato come il giorno che ha segnato la fine della della crisi politica tedesca e l’inizio di quella italiana.