Domenica il Congresso nazionale del popolo, ovvero il parlamento cinese, ha approvato praticamente all’unanimità una storica riforma costituzionale: 2958 voti favorevoli, 2 contrari, 3 schede nulle e una bianca. I deputati cinesi hanno dato il loro consenso a una legge che abolisce il vincolo di due mandati per il presidente cinese. Ora con questa modifica costituzionale il presidente Xi Jinping ha la possibilità di governare la Cina a vita.

Il vincolo di due mandati fu introdotto nel 1982 dall’allora presidente Den Xiaoping che volle evitare il ritorno di una dittatura basata sul culto della persona e guidata da un uomo solo al comando, come fu ai tempi di Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Den, sebbene favorevole alla conservazione di un sistema monopartitico, voleva che la leadership dello stato fosse collettiva e condivisa tra varie figure e istituzioni politiche.

La riforma costituzionale che dà all’attuale presidente la facoltà di poter rimanere in carica fino alla morte, rappresenta l’ultimo passo di una strategia politica che ha portato Xi Jinping a diventare l’uomo più potente della Cina dai tempi di Mao. Entrato in carica nel novembre 2012, nel giro di poco più di cinque anni Xi ha accentrato nella sua persona tutti i poteri necessari per avere il pieno controllo dell’apparato statale cinese. Quando l’attuale presidente venne eletto lanciò immediatamente una spietata campagna contro la corruzione che fu anche il pretesto per togliersi dai piedi i suoi avversari politici. Milioni di funzionari e burocrati sono stati arrestati e ciò ha permesso a Xi di diventare il leader indiscusso del Partito Comunista Cinese di cui è diventato il “nucleo” nell’autunno del 2016. Un altro titolo in più per dire che è lui a dettare legge. Xi ha anche creato commissioni politiche ad hoc, presiedute da lui stesso ovviamente, in modo da esercitare un controllo totale sugli apparati del partito-stato.

Il presidente ha anche agito sul piano militare attraverso una profonda riforma dell’organizzazione delle forze armate. Oltre a puntare su rafforzamento e modernizzazione, Xi ha aumentato considerevolmente i poteri del Comitato Militare Centrale da lui presieduto che ora funge da stato maggiore della macchina militare. “Ufficialmente, ciò mira ad aumentare l’efficienza dello strumento militare cinese in caso di guerra. Di fatto, si tratta della mossa strategica con cui Xi avoca a sé il controllo di tutto l’apparato bellico nazionale. È dunque un atto squisitamente politico” scrisse You Ji, professore di relazioni internazionali dell’università di Macao.

Xi è attivissimo anche in politica estera. La sua presidenza ha segnato l’inizio di una nuova era strategica per la Cina. Il tanto ambizioso quanto mastodontico progetto della Belt and Road Initiative, noto anche come “Vie della seta del XXI secolo” e che si propone di creare corridoi commerciali via mare e via terra che colleghino la Cina all’Europa, è solo uno degli strumenti che Xi Jinping vuole usare per raggiungere l’obiettivo finale su cui si giudicherà il successo della sua presidenza: dare alla Cina una levatura strategica sullo scacchiere internazionale che corrisponda alla sua superpotenza economica.

In questi anni Xi ha fatto anche un notevole e consistente utilizzo della censura in quella che il professore Pei Minxin ha definito “la repressione delle libertà civili più feroce dai tempi di Mao”. Proprio in questi giorni sui social media cinesi sono stati postati contenuti critici ed ironici della riforma costituzionale in cui il presidente veniva paragonato a un nuovo imperatore. Tali contenuti sono stati prontamente cancellati dalla censura di governo.

L’incoronazione a presidente a vita di Xi Jinping non giunge come una sorpresa anzi è il culmine di un processo di accentramento del potere eguagliabile soltanto a quello di Mao Zedong. Una nuova fase si apre quindi nella politica cinese. “Presidente di tutto”è il soprannome che è stato dato a Xi per essere riuscito nel giro di pochi anni ad accentrare tutto il potere nella sua persona. Ora lo si può definire anche “presidente per sempre”, almeno fino a quando rimarrà in vita.