La decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e spostare l’ambasciata da Telv Aviv alla Città Santa suscitò dure reazioni. A partire dal mondo arabo,  che criticò senza mezzi termini la decisione del presidente, ma sulla stessa linea seguirono anche i partner europei, pur con toni meno decisi, mentre nei territori occupati sono scoppiate violenze che hanno causato centinaia di feriti e la morte di quattro persone. Ora però la condanna della comunità internazionale alla decisione di Trump è stata ufficializzata dalle Nazioni Unite attraverso una risoluzione dell’Assemblea Generale.

La diatriba è iniziata lunedì quando l’Egitto ha presentato al Consiglio di Sicurezza una risoluzione in cui si condannavano atti unilaterali finalizzati a modificare lo status di Gerusalemme. La risoluzione non è stata approvata perché ovviamente gli Stati Uniti hanno esercitato il diritto di veto, in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Allora Yemen e Turchia hanno preso in mano la situazione decidendo di presentare un testo analogo ma all’Assemblea Generale, in cui nessuno stato può esercitare il diritto di veto. Prima del voto, l’ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley ha espresso minacce arroganti contro chi avrebbe votato a favore. “Prenderemo i voti di chi vota contro di noi” ha tuonato l’ambasciatrice con tono presuntuoso. Alla fine però le minacce sono servite a poco. Ieri si è tenuta la votazione all’Assemblea Generale. Il risultato è lampante: 128 favorevoli, 35 astenuti, 9 contrari e 21 assenti. Praticamente il mondo intero è contro la decisione di Trump. La risoluzione presentata da Yemen e Turchia, pur non facendo riferimento esplicito agli Stati Uniti, afferma che qualunque cambiamento allo status di Gerusalemme deciso attraverso atti unilaterali, “non ha effetto legale”. Nella stragrande maggioranza che si è dichiarata favorevole figurano alcuni alleati storici degli Stati Uniti -come Giappone e Corea del Sud- e tutti i più grandi paesi dell’Unione Europea -tra cui Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. “Lo status di Gerusalemme capitale di due stati va negoziata tra Israele e Palestina nella cornice di un processo di pace che porti all’effettiva formazione di due stati che convivano in pace e sicurezza” ha commentato Sebastiano Cardi, ambasciatore italiano alle Nazioni Unite. “La decisione ribadisce il sostegno internazionale alla causa palestinese” ha affermato un portavoce del presidente palestinese Abu Mazen. “Ci aspettiamo che l’amministrazione Trump annulli immediatamente la sua infelice decisione, la cui illegalità è stata chiaramente accertata (dall’Assemblea Generale dell’Onu)” ha dichiarato il presidente turco Erdogan. Ma la risposta americana arriva subito dopo, “nessuna risoluzione farà la differenza: andiamo avanti” ribatte l’ambasciatrice Haley, e poi ancora con una frase intimidatoria “gli Stati Uniti si ricorderanno di questo giorno”. Il commento dell’ambasciatore israeliano Danon si spinge oltre fino a mostrare disprezzo verso l’istituzione, “questa risoluzione finirà nell’immondizia della storia”.

Gli unici stati che si sono dichiarati contrari alla risoluzione, oltre agli Stati Uniti ed Israele, sono Honduras, Guatemala, Togo e quattro minuscoli stati del Pacifico: Nauru, Palau, Micronesia e le isole Marshall. Più interessante è osservare il gruppo di stati che si sono astenuti, 35 in tutto. Tra questi vi sono i vicini di casa degli Stati Uniti, ovvero Canada e Messico,  seguono le Filippine, alleato degli Usa nell’area Asia-Pacifico, poi c’è un gruppo di paesi del Sud America composto da Argentina, Colombia, Panama, Paraguay, alcuni paesi africani tra cui Camerun e Uganda e infine anche l’Australia si è astenuta. La votazione ha fatto emergere la frattura Est-Ovest all’interno dell’Unione Europea: mentre, come abbiamo già detto, i paesi maggiori hanno votato a favore, alcuni stati dell’Est si sono astenuti. È il caso di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Lettonia e Croazia. La Slovacchia è l’unico paese del gruppo Visegrad che ha votato a favore. Questi paesi (Polonia e Lettonia in primis) vedono negli Stati Uniti un alleato fondamentale soprattutto dal punto di vista militare in funzione anti-russa, e probabilmente per questo motivo hanno deciso di non schierarsi. Bisogna constatare purtroppo che, anche nella sede delle Nazioni Unite, l’Unione Europea non si dimostra poi così unita con la frattura Est-Ovest che continua ad ampliarsi. Altri 21 paesi non si sono presentati al voto, tra questi Kenya, Georgia, Ucraina, Moldavia e il piccolo San Marino.

La votazione dell’Assemblea Generale ha accertato che tutto il mondo è contro la decisione di Trump su Gerusalemme capitale. Dal punto di vista pratico tuttavia, questa risoluzione non produrrà alcun effetto. Gli Stati Uniti non ritratteranno la loro posizione, come auspicato da Erdogan, ma farebbero bene a capire che su una questione così delicata azioni unilaterali di questo tipo peggiorano solo la situazione invece che risolverla, come dimostrato dall’escalation di violenza nei territori occupati.