Al cinema Farnese il 24 aprile non si sono presentate le masse del grillismo per la proiezione del docufilm loro dedicato, “Tutti a casa – Inside movimento 5 stelle”, della regista danese Lise Birke Pedersen, mancata Leni Rifensthal “de noantri”.
Di che si trattava? Di un misto di agiografico e di Istituto Luce.
Nelle note per la stampa si legge che “la regista ha ottenuto il ‘permesso’ di poter raccontare il ‘movimento’ dal suo interno seguendo nel privato e nelle riunioni i senatori ‘pentastellati’ Paola Taverna (madre e assistente di laboratorio); Alberto Airola (fotografo); Mario Michele Giarrusso (avvocato anti mafia) e Luis Alberto Orellana (marketing manager).”
Quel permesso, che in Italia è stato negato alla stampa, all’opinione pubblica e a tanti altri curiosi, rappresenta uno scoop.
Con buona pace della trasparenza e dello streaming.

L’ incontro pubblico seguito al film è risultato moscio. Altre polemiche incombevano e la pellicola, che poi racconta la lunga marcia del 2013 fino alle elezioni politiche in cui non vinse nessuno, un bel po’ datata.
La cosa era stata venduta come il “dietro le quinte” del grillismo ma uno dei senatori, Louis Orellana, nel frattempo era già stato espulso dalla nota democrazia interna al “moVimento”.
Rimane un’opera velleitaria , noiosa, pretenziosa, piena di luoghi comuni e di ormai invecchiati filmati di repertorio. Come quello con le contestazioni davanti al parlamento della plebe grillina. O la Paola Taverna che racconta la propria vita di presunta persona normale.
O i cori ridicoli di “onestà, onestà”.
C’è il senatore Mario Giarrusso, che si autodefinisce avvocato antimafia, e che afferma di essere stato convinto a fare politica dopo avere visto in tv la notizia dell’avvenuto “attentatone” di Capaci.
Un docufilm tra l’agiografico e l’allusivo per di più incentrato su un ormai ex nemico: Silvio Berlusconi.
Descritto con servizi di Tg sul caso escort e proditoriamente associato per idee alla mafia che ha fatto fuori Falcone e Borsellino.
I seguaci di Grillo davvero hanno bisogno di prodotti propagandistici del genere, oltretutto un po’ datati, per incendiare l’immaginario degli italiani nella imminente nuova campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018?
Se la risposta fosse affermativa, significherebbe che allora non tutto è perduto.