Liberamente ispirata al Best Seller del giornalista Roberto Saviano “Gomorra – La serie” ha avuto un successo che forse, nemmeno i produttori si aspettavano; la “prova di coraggio” degli autori e del “casting recruitment” nell’inserire tante giovani leve, penalizza in più occasioni la fiction che, soprattutto nella prima stagione, soffre in più occasioni sotto le rigide interpretazioni di aspiranti attori o presunti tali.

La presenza di Imma Savastano (Maria Pia Calzone), riesce in qualche modo a ristabilire un certo equilibrio tra i vari personaggi che, in un primo momento, sembrano accalcarsi tra loro trascinati da un ritmo sempre molto elevato, questo, senz’altro un punto di forza della serie televisiva. Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) pur essendo un punto di riferimento nella serie tv, “va in ombra scenica” per diversi episodi (perché in galera) e concede spazio alla moglie Imma e al figlio Genny (Salvatore Esposito) che hanno modo di conoscere e interagire con le varie dinamiche fino a quel momento gestite da “Don Pietro“.

Ottima scelta quella di imporre il personaggio di “Imma Savastano” come protagonista assoluta per alcuni episodi, peccato che lo spettatore non riesca nemmeno a comprendere bene le potenzialità del personaggio che questo, viene eliminato, forse per esigenze di copione, le stesse esigenze che sembrano spingere il personaggio di “Ciro DI Marzio(Marco D’amore) fino all’eccesso di sé stesso, spietato e furbo cerca di tenere tutti sotto scacco e di salire ai vertici del clan a tutti i costi, personaggio quello di Ciro, interpretato da Marco D’Amore non senza difficoltà, il suo personaggio cresce con l’avanzare degli episodi, non che al D’Amore manchi l’esperienza, perché questo giovane attore ha già un modesto curriculum quando “sbarca” nella serie, ma il suo personaggio fatica un po’ troppo a incastrarsi nel “sistema”, evidenziando tutti i suoi punti deboli.

La Seconda e la Terza serie si arricchiscono di personaggi che “alzano l’asticella“, tra questi ci sono Ivana Lotito (Azzurra Avitabile) nel ruolo della moglie di Genny Savastano e Cristina Donadio (Annalisa Magliocca -Scianel).

Gomorra sembra ispirata a fatti realmente accaduti, lo spargimento di sangue avvenuto tra faide per il dominio del territorio, nella fiction è ben raccontato, con tutta la sua drammaticità e violenza, il successo di questa fiction a episodi è stato davvero notevole; ora… guardiamo questo lavoro televisivo con gli occhi di un adolescente, uno di quelli che questa realtà la conosce bene ma che per sua fortuna non ci è ancora finito dentro, quale sarà stato il primo “messaggio ricevuto” dopo qualche episodio della serie?

  1. Vendendo la droga si guadagna bene, la vita di una persona non ha alcun valore.
  2. Lavorare onestamente non ti permette di avere una vita agiata.
  3. Studiare non serve a nulla, basta avere le amicizie giuste e stare nel posto giusto.
  4. Se sei uno di loro sei una specie di super eroe e come per magia tutti ti rispettano.
  5. Vivere a Napoli significa che prima o poi finisci col diventare un delinquente.

E’ vero, fiction di questo tipo sono già andate in onda, ma è vero anche che non sono mai state così “vere” e così crude come “Gomorra”, purtroppo così vicine alla realtà…, complimenti ai registi e allo staff di questa serie televisiva, perché sono state riportate scene di violenze nella loro più reale crudeltà,  senza filtri, senza effetti speciali, senza inventare nulla…, perché questa è purtroppo una realtà, ma questa è una delle realtà del capoluogo campano, ma Gomorra non è Napoli!

E allora, lasciamo alle Fiction documentare in chiave cinematografica questa triste piaga sociale, ma con la speranza che in un tempo non lontano, queste scene, si possano guardare solo su un set cinematografico; chiudo con questa citazione: “La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii” (James Joyce).