Da quando Salvini è diventato segretario federale della Lega Nord nel dicembre 2013, il partito fondato da Umberto Bossi ha progressivamente perso la sua vocazione indipendentista che nel corso degli anni gli ha permesso di raccogliere voti principalmente al Nord e in alcune zone del Centro. Con Salvini, la Lega ha assunto rapidamente un carattere nazionale, in barba al sogno secessionista che i suoi predecessori volevano realizzare per la “Padania”. Infatti solo pochi mesi fa il nome del partito ha perso, forse per sempre, lo storico appellativo “Nord”, ed ora è semplicemente la Lega.

D’altro canto dal punto di vista elettorale, la mossa di Salvini  è geniale. Rivolgersi a tutta la nazione assicura un bacino di voti molto maggiore rispetto a quello limitato unicamente al Nord. Ora quindi i  terùn, un tempo disprezzati e derisi dai leghisti, sono diventati possibili elettori della nuova Lega nazionale e devono essere coccolati. Ma chi sono gli uomini di Salvini al Sud? Chi sono i candidati delle liste e i segretari locali di quel partito il cui capo fino all’altro ieri urlava a squarciagola “Napoli colera”?

Partiamo dal segretario nazionale di Noi con Salvini, il movimento interno alla Lega nato proprio con l’obiettivo di “raccogliere sostegno alle idee e al progetto politico di Matteo Salvini nelle regioni italiane del Centro, Sud e Isole”. Il direttore di questa orchestra è Angelo Attaguile, che è anche coordinatore del movimento in Sicilia  ed è candidato al Senato con la Lega. Attaguile è un riciclato e trasformista di prima classe. Esponente di prim’ordine della Dc, passò poi al Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo. Attaguile fu anche presidente del Calcio Catania dal 1987 al 1990 e nel 1992 venne condannato a un anno e mezzo di reclusione per una tentata concussione durante la sua presidenza. Infine nel 2004 venne assolto in secondo grado. Angelo ha continuato la tradizione politica del padre Gioacchino che fu sottosegretario alle finanze nei governi Rumor e Colombo e infine ministro della marina mercantile nel governo di quest’ultimo. Attaguile figlio ha continuato a vestire la casacca del padre diventando presidente dei giovani democristiani. Nel 2005 Giuseppe Pizza lo nomina vice della nuova Dc. Poi però passa agli autonomisti di Lombardo e nel 2013 viene eletto alla Camera nelle file del Pdl, ma non finisce qui. Appena due settimane dopo si trasferisce nel gruppo Lega Nord-Autonomie e infine nel 2015 diventa segretario nazionale del movimento Noi con Salvini.

Ma Attaguile non è l’unico trasformista siciliano che dopo aver cambiato casacca più volte è sbarcato nel partito di Salvini. Alessandro Pagano da San Cataldo (provincia di Caltanissetta) fu un berlusconiano della prima ora e da sempre membro dell’associazione Alleanza Cattolica, gruppo ultra tradizionalista che sogna “una società a misura di uomo e secondo il piano di Dio” e fortuna che sono laici. Dopo aver ricoperto incarichi di governo nella giunta regionale durante gli anni ’90, nel 2008 viene eletto alla Camera con il Pdl. Nel 2013 passa al Nuovo centro destra di Alfano e infine, nel 2016, approda nel gruppo leghista che dal 2015 ha assunto la denominazione Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini. Grazie al suo passaggio nelle file della Lega, a Pagano è stato attribuito il soprannome de “Il Padano”.

Facendo un salto più a Nord, in Campania, il trasformismo, già dei leghisti siciliani, si aggiunge a biografie inquinate da problemi giudiziari e legami con i clan mafiosi. Vincenzo Nespoli è stato tre volte deputato e sindaco della sua città, Afragola. È stato altresì condannato in secondo grado a cinque anni per bancarotta fraudolenta. Nespoli non si candiderà con la Lega alle elezioni ma grazie alle sue conoscenze sta svolgendo per Salvini un compito molto importante: compilare le liste elettorali e raccogliere voti. Tra queste vi è Giuseppina Castiello, pure lei di Afragola e pure lei trasformista, è legata a Nespoli da una solida amicizia forgiata durante gli anni di militanza comune. Durante l’esperienza nel Pdl, Castiello strinse un solido rapporto con Nicola Cosentino e i fratelli Cesaro, due filoni della politica campana pesantemente inquinati dai rapporti con i clan. Amicizie poco chiare ed ambigue quelle della Castiello, che ora è tra i candidati di punta di Salvini in Campania.

Infine c’è il segretario regionale campano, Gianluca Cantalamessa, candidato alla Camera dei deputati. Anche per Cantalamessa la Lega è solo l’ultimo approdo: la sua origine risiede  negli oscuri anfratti della destra sociale ed estrema. Suo padre, Antonio Cantalamessa, fu infatti uno dei membri più importanti a livello nazionale dell’Msi, nonché nostalgico orgoglioso e dichiarato dei tempi del Duce. Il 28 aprile 2003 Cantalamessa padre partecipò a una messa in onore di Mussolini e dei caduti della Repubblica sociale italiana. Il giorno dei suoi funerali, il figlio Gianluca dichiarò: “grazie a mio padre ho capito cosa significa essere un uomo, che cos’è la destra, che cosa sono i valori”. Già, e chissà se i valori scoperti da Cantalamessa non siano gli stessi che accomunavano i repubblichini.