Lunedì 30 ottobre, Roma, interno giorno.

A Siena la politica sta cercando di mettere le mani sulla fondazione” Montepaschi, dice Giuseppe Guzzetti, classe 1934, iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1953, presidente della Regione Lombardia dal 1979 al 1987, Senatore della Repubblica dal 1987 al 1994, dal 1997 presidentissimo della fondazione Cariplo.

Non mi pare che nella crisi della banche venete abbiano avuto un ruolo le fondazioni. Nel caso Mps sì, ma sono anni che denuncio l’anomalia dello statuto di quella fondazione“, dice Giuseppe Guzzetti, classe 1934, dal 2000 presidente anche dell’Acri (cioè dell’associazione delle fondazioni bancarie), con vice presidenti prima Giuseppe Mussari (fino al 2006), quindi Gabriello Mancini (fino al 2013). D’altronde, è anche grazie ai suoi buoni uffici che il Direttore Generale della fondazione Mps Parlangeli è eletto presidente dell’Efc (associazione europea delle fondazioni) a giugno 2011, giusto giusto un mesetto prima del disastro. Ah, a proposito: da due anni a questa parte la fondazione Montepaschi ha meno del 2% del capitale della banca.

Lo statuto della fondazione Mps “non rispetta la legge Ciampi e dà troppi rappresentanti alla politica locale negli organi collegiali della fondazione“, aggiunge costernato Giuseppe Guzzetti, classe 1934, già capofila – in effetti – del ricorso che ha portato alle sentenze della Corte Costituzionale con cui è stata ribadita la natura assolutamente privata di questi enti (il relatore, Zagrebelsky, è stato poi membro della Commissione Centrale di Beneficenza di Cariplo). Enti che, pertanto, amministrano come meglio credono enormi patrimoni creati in secoli di operosità dalle comunità locali, cui però è stato tolto per legge (da Amato prima e da Ciampi poi) il diritto a un controllo democratico degli obiettivi ex ante e degli esiti ex post di tale amministrazione.

Eh, direte voi, ma sarà mica che Giuseppe Guzzetti, classe 1934, il passato che non passa, ed anzi si ripresenta come una peperonata a cena, è preoccupato delle possibili ingerenze della politica sulle banche, tramite le fondazioni? Come no. Infatti è probabilmente un altro Giuseppe Guzzetti, classe 1934, che – da presidente di Cariplo – ha per anni diviso (manuale Cencelli alla mano) i posti nei consigli di sorveglianza e di gestione di Intesa con la Compagnia di San Paolo, e che – tolto di mezzo il sistema duale – si è accordato con la medesima Compagnia per nominare 14 consiglieri su 19 del nuovo C.d.A.; è un altro Giuseppe Guzzetti, classe 1934, quello che tuonava (nel 2005) contro il tentativo di ridurre al 30% l’influenza massima delle fondazioni nelle assemblee ordinarie delle banche; è un altro Giuseppe Guzzetti, classe 1934, quello che ha instaurato con Giovanni Bazoli un connubio di ferro, che tanto ha voluto dire in tutte le partite finanziarie importanti di questo Paese negli ultimi 30 anni.

No. La verità è che Giuseppe Guzzetti, classe 1934, è un uomo come tutti noi, con le sue contraddizioni, i suoi errori, ma anche i suoi slanci di generosità. In particolare verso Siena. “Mi ero attivato per aiutare la fondazione, non per danneggiarla“, dice infatti ai giudici che indagano sul come e perché fosse uscita, a fine 2013, una voce in merito al possibile acquisto della partecipazione nel Monte (ancora in mano all’ente) da parte di una cordata di altre fondazioni bancarie a 14 centesimi a titolo (pochi mesi dopo le azioni saranno cedute sul mercato a 24 centesimi l’una). Lo stesso aiuto, presumibilmente, lo avrà dato per far giungere a buon fine la trattativa per la vendita delle azioni di Cassa Depositi e Prestiti ad altra cordata di f.o.b. al prezzo di meno di 11 Euro ad azione (ora ne varranno una cinquantina).

La cattiva sorte ci mostra chi non sono i veri amici.