Il 27 ottobre 1972, esattamente 25 anni fa, veniva ucciso Giovanni Spampinato. Aveva 25 anni ed era il corrispondente da Ragusa per l’Ora di Palermo e de l’Unità. Aveva documentato le attività tra l’estrema destra e le criminalità organizzate locali nella zona orientale dell’isola tra Ragusa, Siracusa e Catania. La notte del 27 ottobre venne raggiunto da sei colpi di pistola sparati da Roberto Cambria, figlio del Presidente del Tribunale di Ragusa.

La pista di Spampinato portava proprio dentro il Palazzo di Giustizia e, pochi giorni prima della suo omicidio, documentava la presenza a Ragusa di Stefano Delle Chiaie ricercato per le bombe del 12 dicembre 1969 all’Altare della Patria a Roma. Delle Chiaie non era solo, ma accompagnato da altri noti esponenti estremisti legati a Junio Varerio Borghese, colui che condusse un golpe, fallito, nel 1970.

Quando morì si disse di lui che era un “povero ragazzo”e che il suo assassino aveva semplicemente reagito alla sua provocazione, visto che da bravo cronista aveva pubblicato il nome di Cambria. Roberto Cambria fu condannato a 12 anni di reclusione ma ne scontò solo otto in un manicomio criminale.

Spampinato era un giornalista vero, imparziale e libero. Il suo scopo era quello di raccontare ed informare senza omettere nulla. Tra i tanti, troppi giornalisti uccisi perchè esercitavano la loro professione onestamente, Spampinato è sicuramente il più dimenticato. Scomodo ricordarlo per molti, forse perchè questo giovane e brillante cronista è stato tra i primi a collegare i neofascisti e gli estremisti in genere alla criminalità organizzata siciliana, soprattutto nelle province di Ragusa, Catania e Siracusa.

Quello che Giovanni Spampinato documentava e scriveva, non erano provocazioni nè notizie fasulle; notizie comprovate nel corso degli anni… Le sue inchieste davano fastidio a molti perchè andavano ad intaccare non solo gli affari illeciti della criminalità locale, ma soprattutto quel rapporto borderline tra le istituzioni compiacenti e la criminalità. Il rumore delle sue parole, la sua onestà e il desiderio di fare il vero cronista, lo hanno reso un “eroe” normale, dimenticato.