Il risultato elettorale è la cronaca di una valanga annunciata, qualcosa di epocale a cui non abbiamo prestato la dovuta attenzione, forse perché chiusi nei recinti delle nostre convinzioni profonde ed intenti a costruire protezioni ad abitudini consolidate, ad evitare contatti e contaminazioni con realtà sgradevoli.

Nessuno dei partiti tradizionali è riuscito a percepire compiutamente che la grande crisi economica degli ultimi anni ed il nuovo sistema di comunicazione introdotto da internet stavano scavando enormi gallerie sotto la superficie del sistema politico, minando la credibilità di tutta la classe dirigente e inaridendo le radici del consenso.
Il bipolarismo nato nella seconda repubblica, che assolveva anche alla funzione di sfogatoio dello scontento nei confronti di chi governava, puntualmente punito ad ogni rinnovo del parlamento, è così crollato sotto la spinta di un soggetto terzo, capace di entrare in sintonia con il grande malessere di gran parte del corpo sociale, sopratutto nelle regioni del mezzogiorno.

Il prezzo più alto di tale sommovimento lo ha pagato la sinistra, in tutte le sue declinazioni, che ha perso la rappresentanza del proletariato, il voto delle periferie urbane, dei braccianti del sud, dei giovani disoccupati ed ha dovuto subire attacchi sulla questione morale, che, da sempre, era stata il suo cavallo di battaglia. Affrontare la gigantesca questione sociale diventa adesso un imperativo categorico per chi ha saputo utilizzarla ai fini del consenso e ciò deve avvenire nonostante l’enorme debito pubblico che grava sulle nostre spalle ed i vincoli europei che ci impediscono di farlo lievitare.

Una difficile, forse impossibile quadratura del cerchio a cui sono chiamati i matematici che vogliono varare il governo, ma già chiedono aiuto a quelli che hanno criminalizzato sino al 4 marzo, i quali si sono in fretta muniti di un capro espiatorio e si avviano follemente verso un devastante regolamento dei conti al loro interno. Attività nella quale si sono dimostrati imbattibili e non temono confronti.