Il 1948 fu l’anno della separazione della penisola coreana in due parti così come la conosciamo oggi. Il 1950 fu l’anno in cui iniziò la sanguinosissima guerra di Corea, conclusasi nel 1953 al prezzo di milioni di morti, mentre nel 2006 Pyongyang condusse il suo primo test atomico. In questa serie di anni che  hanno segnato la storia recente della penisola coreana potrebbe aggiungersi il 2018. Quest’anno infatti potrebbe verificarsi un evento storico, che aprirebbe un capitolo tutto nuovo della storia della crisi coreana: il primo incontro faccia a faccia tra i leader di Stati Uniti e Corea del Nord.

La volontà di organizzare un meeting è stata espressa qualche giorno fa da Kim Jong-Un durante un summit con una delegazione di diplomatici sud-coreani a Pyongyang. Nelle ultime settimane infatti, la Corea del Sud ha intrapreso una grande offensiva diplomatica come mai prima d’ora, il cui obiettivo è quello di trovare una soluzione pacifica alla crisi. Il merito di questa iniziativa va tutto al presidente sud-coreano Moon Jae-In: uno degli obiettivi primari del suo programma è quello di dare inizio a una nuova fase nei rapporti tra le due Coree basata su dialogo e cooperazione. Negli ultimi dieci anni, caratterizzati da amministrazioni conservatrici, le relazioni tra Nord e Sud si sono congelate. I predecessori di Moon hanno tenuto una politica ostile verso Pyongyang e non hanno mai considerato la possibilità di aprire canali diplomatici. Moon invece appartiene al Partito democratico di Corea, di stampo liberal-progressista e che ha tra i suoi obiettivi il raggiungimento della riunificazione, da qui l’origine dell’atteggiamento distensivo e riappacificatore dell’attuale presidente.

Dopo aver incassato l’invito di Kim, i diplomatici sudcoreani si sono diretti a Washington per riferire al presidente americano. Trump ha immediatamente accettato. Sarebbe la prima volta nella storia che i leader di Stati Uniti e Corea del Nord si incontrano di persona.

La notizia è stata resa nota dal consigliere per la sicurezza nazionale sud-coreano Chung Eui-Yong attraverso una dichiarazione alla Casa Bianca. Kim Jong-Un si è “impegnato a denuclearizzare” e da qui all’incontro Pyongyang non eseguirà test missilistici. Allo stesso tempo accetta la continuazione delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti. L’incontro tra i leader si terrà “entro maggio” e lo scopo sarà di “raggiungere la denuclearizzazione permanente” della penisola coreana. Stati Uniti e Corea del Sud sono “ottimisti” riguardo “le possibilità di una risoluzione pacifica”. Intanto “la pressione” su Pyongyang “continua”, ovvero le sanzioni delle Nazioni Unite non verranno rimosse finché non ci saranno “azioni concrete”.

Il presidente Trump attraverso un tweet ha fatto sapere che l’amministrazione sta lavorando per organizzare l’incontro che, se si terrà, “sarà un’ottima cosa per il mondo”. “Luogo e data sono da stabilire” ha aggiunto il presidente.

L’ok di Trump a un incontro con Kim Jong-Un ha sorpreso il mondo intero. Dopo mesi di pesanti insulti reciproci e continui test missilistici che hanno portato la tensione alle stelle, sembra quasi impossibile che “l’uomo razzo” e “il vecchio rimbambito” siano d’accordo per incontrarsi. La denuclearizzazione sarà il tema centrale del faccia a faccia. Nonostante l’eccezionalità dell’evento, il lieto fine non è per nulla scontato, anzi. Bisognerà vedere quali saranno le condizioni di Pyongyang e cosa Washington sarà disposta a concedere. Molto probabilmente un unico incontro non sarà sufficiente per giungere a un accordo ma è auspicabile che esso rappresenti l’inizio di trattative formali tra i due paesi.

In conclusione, benché la notizia di un incontro tra i due leader sia estremamente positiva, soprattutto considerando l’escalation degli ultimi mesi, è ancora troppo presto per cantare vittoria. L’incontro, ammesso e non concesso che abbia un risultato positivo, probabilmente non sarà risolutivo e certamente sarà molto combattuto. Nel caso in cui l’esito del meeting sia negativo aspettiamoci una nuova escalation della situazione, con test missilistici e gara d’insulti.