24 milioni di compresse, per un valore complessivo di 50 milioni di euro sequestrati al porto di Gioia Tauro, droga proveniente dall’ India e diretta in Libia, probabilmente da smerciare nei territori controllati da Daesh.

La chiamano “la droga del combattente” o “la pillola del kamicaze”. Chi l’assume non ho conosce fatica, non ha fame, dolore o paura, aumenta di fatto la resistenza allo sforzo fisico; trasmette euforia e delirio di onnipotenza. L’Isis gestisce il traffico e lo spaccio.

Le pasticche sono a base di tramadolo, un oppioide sintetico che mischiato alla caffeina diventa una potente anfetamina. Il costo si aggira sui due euro a pasticca e rappresenta un doppio affare per l’Isis: finanziare i gruppi estremisti in Libia, Siria ed Iraq e rendere i loro combattenti delle vere e proprie macchine da guerra insensibili alla stanchezza.

Secondo le indagini condotte dagli inquirenti italiani, in collaborazione con quelli statunitensi, il cartello serve a finanziare le operazioni dei jihadisti che opera sulle stesse rotte su cui operano i trafficanti di migranti.

Pasticche di tramadolo sono state rinvenute nel covo di Salah Abdeslam e degli altri terroristi entrati in azione al Bataclan il 13 novembre 2015; ampie scorte sono state rinvenute anche in Siria. Vengono utilizzate anche per addestrare i “soldati bambini” in Nigeria.

Nell’attentato di Barcellona, testimoni hanno riferito che il terrorista alla guida del furgone, rideva esaltato e sembrava sotto l’effetto di droga. Potentissimi stimolanti come il Captagon, sono utilizzati dai terroristi e questo spiegherebbe la loro lucida ferocia.

Il transito dell’ingente carico sequestrato dalla DDA, nel porto di Gioia Tauro, conferma nuovamente il collegamento tra criminalità organizzata locale e l’Isis. Non transita nulla del genere senza il permesso dei clan che controllano il porto di Gioia Tauro. Nel maggio scorso erano già stati sequestrati, a Genova 37 tonnellate di Contramal destinate ai porti Libici di Misurata e Tobruk.

Nel corso degli ultimi anni, nonostante i sequestri avvenuti non solo in Italia ma anche nel porto del Pireo, il traffico di stupefacenti ha fruttato al gruppo terroristico milioni di dollari che servono ad acquistare armi e finanziare gli attentati. Una guerra contemporane e globale che si finanzia nel più vecchio dei sistemi: il traffico di droga.

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Consulente delle cause difficili, madre di tre ragazzi, con la legalità come ragione di vita.